Chiudiamo il parlamento

Di Stefano Avanzini.

Maria Teresa Meli s’indigna con la Corte Costituzionale che, vil razza di magistrati che non dorme la notte se non s’imbuca nella politica, con le sue sentenze d’incostituzionalità su premio di maggioranza e liste bloccate, precipita il Paese nell’ingovernabilità o peggio lo consegna nelle mani di pentastellati e leghisti, costringendo la povera giornalista e i suoi tanti sodali ad un volontario autoesilio.
Continua a leggere

Dell’alternanza scuola lavoro ovvero dell’abominio di una legge

Di Raffaele SALOMONE MEGNA

Noi insegnanti siamo una categoria professionale assolutamente peculiare: non possiamo esistere in quanto tali ma, per essere tali, abbiamo necessariamente bisogno degli allievi, quelli che chiamiamo i “nostri ragazzi”.

Il rapporto è inscindibile.

Quando siamo da soli, senza i nostri discenti, siamo semplicemente dei laureati nelle più disparate discipline, ma quando siamo assieme ai “nostri ragazzi “diventiamo “prof”.

Ma qual è il nostro compito?

Continua a leggere

“O voi ch’avete li’ ntelletti sani…: lo schema.” di Raffaele SALOMONE MEGNA

Chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errori.
Sarebbe sufficiente conoscere la storia, la nostra storia, ma anche la storia degli altri per evitare il baratro verso il quale il nostro paese si sta ineluttabilmente dirigendo, complici una classe politica ed una classe dirigente assolutamente inette, incapaci ed ignave. Per essere benevoli.
Quanto è avvenuto, quanto sta avvenendo e quanto avverrà in Italia è già accaduto in Europa in tempi ed epoche differenti.
Ma procediamo con ordine.
Correva l’anno del signore 1860, era la notte tra il cinque ed il sei maggio e da Quarto partiva la spedizione dei Mille alla volta di Marsala.
I libri di storia ci hanno detto che i Mille andavano in soccorso dei fratelli italiani del Regno delle due Sicilie, che invocavano l’Italia unita e detestavano i Borboni, brutti, sporchi e cattivi.
Continua a leggere

“In difesa dei più deboli.” di Raffaele SALOMONE MEGNA

Quando la crisi economica di una società diventa sempre più dura porta anche alla crisi dei valori etici fondanti della società stessa.
Al concetto di inclusione, di protezione del più debole si sostituisce quello del “primum vivere deinde philosofari”.
Ci si avvia ad una sorta di darwinismo sociale, per il quale Hobbes ebbe a dire ai suoi tempi :“ homo homini lupus”.
Un tragico esempio ci viene dalla storia: il ghetto di Varsavia.
Istituito dai nazisti all’inizio del 1940, originariamente conteneva circa 500.000 persone o juden, la metà della popolazione della città di Varsavia chiusa, però, in un ventesimo di tutta la superficie disponibile.
Cionondimeno si trovò nel ghetto un “modus vivendi”. L’uomo, d’altronde, è un animale sociale.
Continua a leggere

“Michele e Jan: due martiri del proprio tempo” di Raffaele SALOMONE MEGNA

Ho letto e riletto la lettera di Michele, il giovane friulano che il 31 gennaio si è tolto la vita ad Udine e sono sempre più convinto che il suo non è stato l’atto insano di un folle depresso, bensì un gesto di lucida ed implacabile protesta. Non ho conosciuto direttamente Michele, ma non mi è difficile capire chi fosse.

Sono un insegnante ed in più di trent’ anni di professione ho visto tanti giovani di buona volontà affannarsi a cercare la propria strada, una qualche sistemazione economica, che consentisse loro anche una pianificazione della propria vita affettiva. Questi nostri ragazzi studiano, sovente conseguono anche più di una laurea, hanno master, fanno colloqui, tirocinii, conoscono le lingue straniere, ma oggi in realtà sono solamente sfruttati e sottoposti ad inutili tribolazioni. Vorrebbero avere una vita normale come quella che hanno avuto i genitori, però quasi mai ciò è possibile e sono spesso costretti a vivere con la loro famiglia d’origine, privi di autonomia e di indipendenza economica.

Continua a leggere

Necesse est ubi consistam

In questi tempi di post modernità e di società liquida, concetto tanto caro al compianto Baumann, mi viene da chiedere se esista l’ubi consistam dei grandi sindacati, quelli confederali tanto per intenderci, oppure se essi debbano essere considerati, a buon diritto, come post sindacati, cioè organizzazioni che partecipano a sterili liturgie, quali la stipula dei contratti collettivi, disancorate da qualsiasi umanesimo, ma solamente finalizzate ad attuare i desiderata del mondo politico o della finanza internazionale.

Sono, secondo le leggi attuali, soggetti necessari alla contrattazione.

Continua a leggere