Didattica a distanza: problemi di comunicazione scuola famiglia

In questi giorni capita spesso a docenti di subire rimostranze in “consigli telematici” in cui sono invitati genitori che si sentono in diritto di sindacare sull’operato.
Capita inoltre che rappresentanti dei genitori inviino email con elenchi di richieste, spesso indirizzate a singoli docenti, che i dirigenti inoltrano ai rispettivi consigli di classe affinché si adeguino.
Prendendo spunto da una di queste email, ho scritto le seguenti riflessioni.
Le rimostranze dei genitori dimostrano chiaramente che noi stiamo sbagliando almeno a due livelli: quello comunicativo e nell’utilizzo degli strumenti.
A livello comunicativo stiamo dando (non solo le singole scuole, ma tutta l’informazione) un’idea sbagliata di quello che è possibile fare con la didattica a distanza, cioè che si può tranquillante compensare il fatto di non frequentare materialmente la scuola. Si va addirittura oltre, viene velatamente trasmesso il messaggio che la didattica a distanza può essere migliore in quanto tecnologica e quindi adatta ai “nativi digitali” (difficile immaginare una definizione più sbagliata: in realtà sono analfabeti digitali), più moderna, più vivace. Continua a leggere

“De servitude voluntaria” di Raffaele SALOMONE MEGNA

Molti in questi giorni si sono giustamente indignati per le pressanti interferenze che il Capo dello Stato sta esercitando sul costituendo esecutivo Movimento 5 Stelle-Lega, relativamente al rispetto di quelle che sono le indicazioni di Bruxelles in tema di politica economica e non solo.

Come riportato da “Il Sole 24”, il Presidente Mattarella vuole che ci sia una linea di assoluta continuità sui temi economici e di politica internazionale con i Governi precedenti, per cui chiede garanzie sui nomi di coloro che dovranno ricoprire i dicasteri più importanti.

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Chiudiamo il parlamento

Di Stefano Avanzini.

Maria Teresa Meli s’indigna con la Corte Costituzionale che, vil razza di magistrati che non dorme la notte se non s’imbuca nella politica, con le sue sentenze d’incostituzionalità su premio di maggioranza e liste bloccate, precipita il Paese nell’ingovernabilità o peggio lo consegna nelle mani di pentastellati e leghisti, costringendo la povera giornalista e i suoi tanti sodali ad un volontario autoesilio.
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Dell’alternanza scuola lavoro ovvero dell’abominio di una legge

Di Raffaele SALOMONE MEGNA

Noi insegnanti siamo una categoria professionale assolutamente peculiare: non possiamo esistere in quanto tali ma, per essere tali, abbiamo necessariamente bisogno degli allievi, quelli che chiamiamo i “nostri ragazzi”.

Il rapporto è inscindibile.

Quando siamo da soli, senza i nostri discenti, siamo semplicemente dei laureati nelle più disparate discipline, ma quando siamo assieme ai “nostri ragazzi “diventiamo “prof”.

Ma qual è il nostro compito?

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“O voi ch’avete li’ ntelletti sani…: lo schema.” di Raffaele SALOMONE MEGNA

Chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errori.
Sarebbe sufficiente conoscere la storia, la nostra storia, ma anche la storia degli altri per evitare il baratro verso il quale il nostro paese si sta ineluttabilmente dirigendo, complici una classe politica ed una classe dirigente assolutamente inette, incapaci ed ignave. Per essere benevoli.
Quanto è avvenuto, quanto sta avvenendo e quanto avverrà in Italia è già accaduto in Europa in tempi ed epoche differenti.
Ma procediamo con ordine.
Correva l’anno del signore 1860, era la notte tra il cinque ed il sei maggio e da Quarto partiva la spedizione dei Mille alla volta di Marsala.
I libri di storia ci hanno detto che i Mille andavano in soccorso dei fratelli italiani del Regno delle due Sicilie, che invocavano l’Italia unita e detestavano i Borboni, brutti, sporchi e cattivi.
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“In difesa dei più deboli.” di Raffaele SALOMONE MEGNA

Quando la crisi economica di una società diventa sempre più dura porta anche alla crisi dei valori etici fondanti della società stessa.
Al concetto di inclusione, di protezione del più debole si sostituisce quello del “primum vivere deinde philosofari”.
Ci si avvia ad una sorta di darwinismo sociale, per il quale Hobbes ebbe a dire ai suoi tempi :“ homo homini lupus”.
Un tragico esempio ci viene dalla storia: il ghetto di Varsavia.
Istituito dai nazisti all’inizio del 1940, originariamente conteneva circa 500.000 persone o juden, la metà della popolazione della città di Varsavia chiusa, però, in un ventesimo di tutta la superficie disponibile.
Cionondimeno si trovò nel ghetto un “modus vivendi”. L’uomo, d’altronde, è un animale sociale.
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