Gli ITP sono figli di un dio minore?

Da PROFESSIONE DOCENTE FEBBRAIO

02 Febbraio 2014 (3.1 MiB, 1406 downloads)

Roma, 20 novembre 2013. Convegno nazionale organizzato dal Centro Studi nazionale della Gilda e dall’ Associazione Art.33

di Redazione

Il 20 novembre si è tenuto a Roma- organizzato dal Centro Studi nazionale della Gilda e dall’ Associazione Art.33- il Convegno nazionale La teoria e la pratica: la valenza didattica del laboratorio.
Relazioni del Centro studi Nazionale della Gilda e diMichele Aglieri, ricercatore cattedra di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano.
Testimonianze di diversi insegnanti tecnico pratici.
Riflessioni politiche dell’ on On. Gian Luca GallettiSottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione e di Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della Gilda degli Insegnanti
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Presentazione del Convegno
Gli ITP sono figli di un dio minore?

La riforma Gelmini dell’istruzione superiore entrerà a regime nel 2014-15. Come è noto la riforma è caratterizzata da un massiccio taglio delle unità di lezione (circa un terzo del monte ore complessivo); questa riduzione si concentra soprattutto nell’area delle discipline pratiche esercitate nei laboratori.

Il risultato è stata una significativa riduzione delle cattedre, in particolare una forte contrazione dei docenti tecnico-pratici di laboratorio (comunemente detti ITP), le cui prestazioni spesso sono ridotte ad una sola ora settimanale per classe.

Di conseguenza molti di questi docenti sono ora perdenti posto, a questi l’Amministrazione propone, là dove possibili, l’impiego negli uffici tecnici delle scuole, la riconversione su cattedre di sostegno agli alunni con particolari difficoltà e altre, sporadiche ed una tantum, prestazioni su progetti aggiuntivi da attivarsi in istituto senza garanzie di continuità.

E’ una situazione che preoccupa la Gilda degli Insegnanti perchè vede il governo muoversi, come nell’ultimo quinquennio è stato ripetutamente fatto, con il criterio unico della ragioneria, disinteressato a proposte che impieghino gli ITP sulla base della qualità dei progetti didattici, nonostante la tanto volte proclamata strategicità della formazione in tempi difficili come i presenti. Nel frattempo i docenti tecnico-pratici, che hanno maturato professionalità specifiche si vedono ‘spostati’ come birilli di un gigantesco gioco senza che vi sia la minima considerazione della loro dignità professionale.

Infine il sistema scolastico, che il mondo del lavoro giudica spesso distante dalla propria concreta realtà, viene ulteriormente impoverito dalla riduzione pressochè totale del precipitato laboratoriale della teoria appresa, interrompendo un circuito virtuoso fra conoscenze ed abilità sottoutilizzando, o addirittura lasciando inutilizzati, laboratori eccellenti sia nel settore tecnologico professionale sia in quello liceale (a riguardo, si pensi solo al nuovo liceo delle scienze, appunto, che dovrebbero essere ‘applicate’ e poi di fatto non lo sono che sporadicamente!).

L’obiettivo del Convegno, promosso dalla Gilda degli Insegnanti, è quello di favorire il dibattito e l’analisi argomentata di questi temi attraverso i dati disponibili, affinchè il confronto costruttivo consenta di individuare proposte concrete e soluzioni condivise.

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Relazione introduttiva di Luigi Maglio
Gli ITP sono figli di un dio minore?
La teoria e la pratica: la valenza didattica del laboratorio

Il titolo, che abbiamo scelto per questo Convegno nazionale, vuole evidenziare la situazione di disagio di una specifica professionalità partecipe a tutti gli effetti della vita scolastica, per rappresentare e dare visibilità sociale ad un malessere che alcuni vorrebbero taciuto e marginale.
Il film di Randa Haines: ”Figli di un dio minore”, dal quale l’abbiamo tratto, è del 1986 e racconta infatti di un istituto per sordi ove vengono assistiti ed istruiti ragazzi e ragazze afflitte da tale patologia; sordi e muti rischiano di restare i colleghi insegnanti tecnico pratici (ITP) nel tumultuoso evolvere degli eventi scolastici di questi ultimi anni.
Eventi recenti che possiamo identificare in una sedicente riforma della scuola secondaria che in realtà è semplicemente assimilabile ad un ”decapitazione” di organici e di orari curricolari che interessa tutta la P.A., ma in particolare la scuola in nome, ecco l’altro evento, di una crisi che pare debba essere curata solo a suon di riduzioni in seno al pubblico, il grande malato e, nello stesso tempo, la causa, pare, della crisi stessa.
Non fa mistero delle proprie intenzioni chi ci ha governato e chi ci governa: i vari ”esperti” hanno preventivato che nel decennio 2006-2016 la P.A. subirà una riduzione di almeno mezzo milione di dipendenti usando il blocco del turn over, elevando il tetto dell’età pensionabile, organizzando diversamente il personale nei vari settori dell’amministrazione stessa (Fonte ”Il sole 24ore”).
Il mondo della scuola sta vivendo con particolare violenza questo intervento perchè si trova in prima linea nel dare, obtorto collo, il proprio contributo ai tagli di organico, nonchè ai tagli economici dovuti ai mancati rinnovi contrattuali che impoveriscono sempre di più i docenti.
Nel frattempo tutti i governi, di diverso colore politico che si sono succeduti e che non hanno saputo risolvere nodi strutturali quali il precariato, infatti le stime dicono di circa 150.000 colleghi che invecchiano nelle graduatorie in età anagrafica, senza invecchiare in progressione di carriera (pare di assistere ad una sorta di Dorian Gray alla rovescia), obbligano i docenti a ulteriori carichi di lavoro, spesso burocratico, come i BES, l’INVALSI, la gestione di classi con 30 e più alunni, l’orientamento e l’aggiornamento coatto, l’imposizione illegittima agli ITP di supplenze, ecc. Si viene a creare in questo modo un profondo solco tra la dirigenza (e con questa tutto l’apparato amministrativo scolastico che sono potenziati legislativamente ed economicamente) ed il corpo docente che, invece, è sempre più svuotato di poteri decisionali, ma che però vuole rialzare dignitosamente la testa.
E la vuole rialzare anche e soprattutto a partire dagli ITP: loro oggi pagano più di altri questo habitus che ci viene imposto e ci va stretto, perchè sembrano essere sempre più esclusi dalla funzione che, con mille difficoltà, hanno acquisito nella storia scolastica degli ultimi decenni.
Lo status di docente, di questi colleghi, che faceva loro abbandonare il ruolo di semplice assistente tecnico, riconosciuto nel lontano 1948 e perfezionato negli anni a venire, sembra nuovamente messo in discussione per meri motivi di cassa.
Arriva oggi l’onda lunga della riforma dei professionali avvenuta negli anni ‘90, che andava sotto il nome di PROGETTO 92 e che, con l’intento di adeguare l’offerta formativa ai nuovi obiettivi ed alle nuove istanze sociali (CM 206-giugno’92), di fatto decretò la graduale fine degli istituti professionali: moriva il triennio di qualifica professionale, basato essenzialmente su materie tecnico-pratiche; con lui moriva la mano d’opera qualificata e specializzata che tanti ragazzi ha collocato con successo nel mondo del lavoro e di riflesso moriva lo spazio per gli insegnamenti tecnico-pratici: degli oltre cento indirizzi di specializzazione ne restarono solamente 18.
La riforma ulteriore della Gelmini del 2010 ha soppresso le rimanenti qualifiche dando il colpo di grazia finale all’istruzione professionale. Ma non stava bene neppure il neonato istituto tecnologico o la famigliola dei neonati licei: in alcuni di essi i laboratori sono stati totalmente cancellati, negli altri il taglio ha seguito il trend della riduzione ordinamentale dell’orario curriculare, calato di circa un terzo e il 30% dei laboratori non ha più visto di conseguenza la luce. […]

(La relazione completa, insieme con le testimonianze presentate al Convegno, si trova nel sito delcentro studi nazionale)

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