Libera Chiesa in libero Stato (Cavour tradito nella sua Terra…)

L’ incredibile vicenda delle reliquie di Don Bosco, ospitate in un liceo statale della provincia di Torino, oltre a violare principi costituzionali, rivela una volta di più la pericolosità dell’ idea di un’ autonomia ” assoluta”, come più volte denunciato dalla Gilda
di Ester Trevisan
http://www.gildaprofessionedocente.it/news/dettaglio.php?id=311

Venerdì 24 gennaio il liceo Augusto Monti di Chieri, in provincia di Torino, ha ospitato l’urna di Don Bosco. Studenti, insegnanti e tutto il personale scolastico si sono ritrovati nell’Auditorium dell’istituto per visitare una statua raffigurante il fondatore dell’ordine dei Salesiani con i resti della mano destra del santo. A raccontare a Professione Docente questa singolare storia è Pietro Ratto, docente di Filosofia, in una amaramente ironica lettera. Questi i fatti. Una settimana prima dell’evento, l’insegnante scopre da un alunno ciò che il venerdì successivo accadrà al liceo Monti: ”Lei lo sa, vero, che in Auditorium ci sarà l’urna di Don Bosco?”.

Una doccia fredda per Ratto che è all’oscuro della faccenda alla quale non è stata dedicata alcuna discussione in Collegio docenti. L’ insegnante decide di capirci qualcosa in più e, tornato a casa, cerca informazioni consultando internet: navigando nel web, scopre che l’urna di Don Bosco sta facendo il giro d’Italia in una teca di vetro. Passa di oratorio in chiesa, di basilica in cattedrale.
E fa tappa anche in una scuola pubblica: il liceo Monti di Chieri, appunto. Ratto chiede agli studenti cosa ne pensino e raccoglie le solite frasi del tipo: ”Ma tanto le cose vanno così”, ”Che cosa ci vuol fare”, ”L’Italia dopotutto è un Paese cattolico”. Indagando, l’insegnante scopre che i colleghi di Religione da settimane stanno preparando l’evento, con approfondite lezioni sull’importanza civica e il ruolo educativo dell’operato del Santo di Castelnuovo. E risale a qualche giorno prima una circolare emanata dal dirigente scolastico, Gianfranco Giusta, con cui il Comune di Chieri invitava per conto dei Salesiani gli insegnanti statali a un corso di aggiornamento tenuto dai religiosi sull’educazione dei giovani.
La notizia della tappa al Monti dell’urna sacra viene confermata da un articolo pubblicato da un giornale locale: dalle 10 di venerdì 24 gennaio gli studenti delle scuole superiori di Chieri potranno visitare l’urna. Il professo Ratto chiede lumi al preside il quale spiega di aver accordato il permesso all’iniziativa perchè presentata come il coronamento di un’attività didattica incentrata sullo studio del santo. Martedì 21 gennaio passa la circolare del preside che comunica agli alunni gli orari per vedere l’urna, alludendo al carattere facoltativo dell’iniziativa.
Il minimo, secondo Ratto, che denuncia l’abuso perpetrato nei confronti di un luogo pubblico. Giovedì 23 gennaio si riunisce il Collegio docenti e su un centinaio di insegnanti sono soltanto in due a lamentarsi dell’iniziativa: ”Una delle ‘organizzatrici’ – spiega Ratto – ha il coraggio di rimproverarmi di scarsa democraticità per non aver letto la circolare agli alunni. Proprio lei e proprio quella circolare! Evidentemente ormai è ‘interpretabile’ anche il senso del pudore”. Arriva così il fatidico, o famigerato, venerdì 24 gennaio quando l’urna varca la soglia del liceo di Chieri ”tra applausi scroscianti – sottolinea Ratto – e segni di croce. La sostengono gli alpini, ingarbugliando ancor più il folle intreccio tra Stato e Chiesa. C’è persino la Croce Rossa”.

Fin qui il racconto di Ratto.

Le spiegazioni del Dirigente del Liceo di Chieri, Gianfranco Giusta.


Professione Docente ha interpellato anche il dirigente scolastico, Gianfranco Giusta, che ha spiegato la vicenda partendo da una premessa: ”Chieri ha un nesso storico stretto con la figura di Don Bosco perchè qui, tra il 1931 e il 1941, il santo trascorse dieci anni di seminario. Comunque, da quanto mi risulta, – sottolinea Giusta – a novembre la teca con la reliquia è stata ospitata anche in due scuole di Gela e in una di Modica”. Il dirigente scolastico racconta come e perchè l’urna è approdata nel suo istituto: ”In quella settimana la teca si trovava a Chieri e gli insegnanti di Religione del liceo Monti, durante le loro ore di lezione, hanno organizzato una serie di incontri con religiosi e laici salesiani.
Terminato questo ciclo di interventi, i docenti mi hanno prospettato la possibilità di ospitare l’urna a scuola come momento conclusivo di un percorso formativo.
Pur non essendo credente, ho deciso subito di accordare l’autorizzazione – prosegue il preside – perchè ritengo che la laicità, elemento indiscutibilmente fondante della scuola pubblica statale, sia una garanzia di pluralismo in un luogo, quale appunto la scuola, dove l’incontro tra diverse culture deve essere favorito il più possibile, nel pieno rispetto del principio di inclusione.
E va precisato che non c’è stata alcuna venerazione ma semplicemente una visita da parte di studenti e insegnanti”. Giusta non è sorpreso dalle polemiche sorte intorno alla vicenda: ”Capisco che portare una reliquia all’interno di una scuola possa determinare perplessità e contrarietà ma va anche sottolineato – conclude – che in sede di Collegio docenti soltanto due insegnanti si sono espressi contro e da parte di genitori e studenti non ci sono state opposizioni”.

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Dispiace dover ribattere al Dirigente del liceo con alcune semplici dati che dovrebbero essere parte del bagaglio di ”cittadinanza”- come si usa dire oggi- di ognuno di noi e, a maggior ragione di un Dirigente dello Stato Italiano. La nostra Costituzione, all’ art.7 afferma Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
Ciò significa che la Religione non riveste solo una dimensione culturale– come il professor Giusta afferma- ma qualcosa di molto, molto più impegnativo. Non intendiamo riassumere qui il lungo percorso che ha portato alla separazione degli ambiti tra Stato e Chiesa sia per problemi di spazio sia perchè il Dirigente non può non conoscerli. Come non può non sapere che il risultato del principio fondante nella nostra Costituzione (contenuto nella Parte I immodificabile) va rispettato, sempre.
L’ insegnamento della Religione cattolica-facoltivo-esula dal sovvertire quel caposaldo. Ma c’è di più. Il Dirigente afferma che solo due Docenti hanno contestato la scelta di ospitare le spoglie di Don Bosco e ciò renderebbe l’ operazione legittima.
In pratica, si sostiene che l’ Autonomia scolastica è principio superiore alla Costituzione.
Dunque, non avevamo torto quando abbiamo ripetutamente additato i pericoli di un’autonomiaassoluta che il Disegno di Legge Aprea avrebbe voluto introdurre, rappresentati proprio dalla possibilità nefasta di creare tante piccole enclaves, libere di decidere le cose più assurde, senza organi di controllo. La scuola non è il far west ma un’ istituzione dello Stato Italiano, soggetta quindi alle sue regole e ai suoi orientamenti. Dove sarebbe bene far entrare aria viva e propositiva e non spoglie morte.
(nota di Renza Bertuzzi).

ALLEGATI

03 Marzo 2014 (3.9 MiB, 1172 downloads)