“Bonus Renzi”: alcune considerazioni relative al personale della scuola e alla contrattazione nel comparto scuola

di Fabrizio Reberschegg

06 Giugno 2014 (3.5 MiB, 1007 downloads)

Renzi è riuscito a mantenere le promesse in merito all’erogazione per i salari medio-bassi di forme di aiuto diretto da parte dello Stato. Bisogna prendere atto che rispetto ai governi precedenti siamo in presenza di una inaspettata efficienza (sull’efficacia il discorso è molto più complesso) dell’azione politica con una oggettiva discontinuità nella tempistica dei provvedimenti.

E’ pur vero che molti dei provvedimenti del governo Renzi risultano incardinati in logiche di natura elettoralistica e di ricerca dell’immediato consenso e, come ammesso dallo stesso governo nel DEF 2014, il bonus non serve praticamente a niente per la crescita. L’effetto stimato sull’aumento del Pil è 0,1% quest’anno, 0,3% nel 2015 e 0,4% nel 2016. La spending review promessa si mangerà con tutta probabilità l’effetto di stimolo, visto che per lo stesso esecutivo tagliare la spesa pubblica determina effetto recessivo.

Sta di fatto che da fine maggio, o con un ritardo tecnico per i dipendenti pubblici, molti italiani si ritroveranno in busta paga il bonus da 80 euro promesso. In particolare 80 euro al mese per i redditi da lavoro dipendente tra i 18.000 e i 24.500 euro, per un totale di 620 euro l’anno nel 2014, pari a 77,5 euro mensili a partire da maggio; nel 2015 si sale a 79,1 euro al mese, pari a 950 euro all’anno). I redditi più bassi, fino a 17.714 euro, beneficeranno di un incremento pari al 3,5%, mentre quelli tra i 24.500 e i 28.000 euro vedranno ridotti gli aumenti (al di sopra, invece, non ci sarà alcun aumento).

Come è noto per il 2014 si tratta di un ”bonus” ossia un «credito» e non una «detrazione». Solo con la legge di stabilità per il 2015 si potrà capire se il bonus si trasformerà in una misura strutturale mediante il gioco stabilizzato delle detrazioni.

Nell’immediato la questione del bonus apre comunque alcune riflessioni critiche che investono tutto il sistema di contrattazione e il ruolo del sindacato e sembrano prefigurare una sorta di controllo sulla dinamica dei redditi da parte dello Stato.

In allegato le pagine di sintesi del lavoro di analisi del nostro Centro studi, a cura di Fabrizio Reberschegg.

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