Nessuna passione spenta

Da PROFESSIONE DOCENTE FEBBRAIO

02 Febbraio 2014 (3.1 MiB, 1350 downloads)

Paolo Petrocelli, La Moneta autentica. Insegnare come dono e passione, Società Editrice ” Il ponte vecchio”

di Renza Bertuzzi

 
Nessuna passione spentaNessuna passione spenta vien da pensare ogni volta che si legge un testo sulla Scuola scritto da un docente. Infatti, esclusi i testi concepiti con la speranza di successo, magari anche commerciale, che mirano a esibire il peggio (dal grottesco all’ avvilente) della Scuola odierna, molte riflessioni sull’ insegnamento risentono ancora di quella passione inesausta per questa funzione pur così mutata e così mutevole e, diciamolo pure, a volte deludente. E’ come se i docenti, anche se avviliti da mediocri stipendi, da una burocrazia che toglie il respiro, da un giudizio sociale poco lusinghiero non vogliano cedere. E resistano, interrogandosi, ricercando, ragionando per mantenere intatto quanto di alto e nobile racchiude in sè l’ insegnare. A questo filone appartiene il bel saggio di Paolo Petrocelli,* La Moneta autentica, Società Editrice ” Il ponte Vecchio” che riesce a mettere insieme la riflessione filosofica con l’ analisi sociale e anche sindacale.

Petrocelli ha letto (e visto) molto del materiale prodotto sulla Scuola, l’ ha analizzato e se ne è servito per una riflessione nuova che parte dalla necessità di migliorare la scuola.

Il punto di partenza è il dato che le ricerche sociologiche confermano: la scelta di insegnare- soprattutto in Italia, aggiungiamo noi, dove gli stipendi non sono certo appetibili come negli altri Paesi europei- nasce quasi sempre da vocazione e da passione. La maggior parte dei docenti ama insegnare e vorrebbe trovare nella Scuola una realizzazione personale, assieme alla volontà di fare qualcosa di socialmente utile. Ciò malgrado, la disaffezione tra i docenti è più che mai al diapason. Perchè? Molti e vari sono i motivi e Petrocelli li analizza tutti, da quelli propriamente sindacali a quelli organizzativi a quelli sociali e politici.

Che fare, allora? Prima di tutto, si dovrebbe, secondo l’ autore, creare un clima di lavoro che accolga e valorizzi questa vocazione all’ insegnamento, che crei le condizioni per trovare la spinta interiore al miglioramento. Petrocelli insiste molto e giustamente sul fatto che la spinta a ciò debba essere interiore, e non come nel pensiero corrente uno sviluppo di carriera, un premio, o un fantomatico ”merito”.

Infatti, è nel rapporto con l’ altro che l’ insegnamento trova la sua più vera sostanza. Più precisamente, nell’ atto del dono. Il tipo particolare di dono che abita le aule di scuola presenta:

  • la ricerca di una relazione positiva;
  • il fidarsi;
  • la condivisione di un sistema valoriale
  • la considerazione dell’ altro.

Nel donare anche il proprio tempo e il proprio sapere si crea quel rapporto motivazionale reciproco che dà senso alla funzione del docente. Visione, questa di Petrocelli, lontana anni luce da quella idea di mediatore culturale che è intervenuta brutalmente nella visione politica della scuola. L’ atto e la consapevolezza del donare rappresentano la moneta autentica che dovrebbe cacciare quella cattiva circolante e cigolante nei discorsi e nei pensieri. Solo riconquistando quanto di gratuito (in senso umano e non economico) c’ è nel rapporto docente-discente si potrà -ci dice Paolo Petrocelli- ripartire nel coltivare la motivazione profonda e alta del nostro mestiere

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