Quando Pascoli chiedeva al ministro di dare fiducia agli insegnanti….

Anni di speranza, con le guerre imminenti, in questa nuova puntata della storia della scuola
di Piero Morpurgo

05 Maggio 2014 (3.9 MiB, 1187 downloads)

Dall’ambito londinese da cui si era mosso Ernesto Nathan proveniva anche Jessie White studiosa delle scuole froebeliane (1) che, in Italia, svolse nel 1913 un’entusiasmante inchiesta sulle scuole Montessori (2) che si diffonderanno rapidamente in Inghilterra. Anni di speranza insidiati dalla guerra imminente.
Segni di crisi vengono da Giovanni Papini (1881-1956) che, nel 1914, pubblica l’articolo Chiudiamo le scuole!: ”Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? /…/ Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli /…/. Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere” . (3) Un intervento iconoclasta, ma pieno di foschi presagi.

Nel frattempo quello stesso Giovanni Pascoli (4) (1855-1912) che, nel 1898, aveva redatto la poesia Pace! (5) e che poi si era schierato per il disarmo (6) in occasione della Conferenza dell’Aja del 1899, infine si era pronunciato a favore dell’intervento in Libia (1911).Contraddizioni di un insegnante che aveva le idee chiare sulla Scuola e che scriveva al ministro Ferdinando Martini (1841-1928) (7): ”si ricorda? quando ella convocò una ventina di professori secondari (che scandalo!) di latino, per ragionare e consultare… di che, Dio mio? di banchi, di scuola, di abbecedari? No: lo scandalo fu grande, perchè ci convocò a discorrere appunto di latino. Noi? Proprio noi. Ma secondari proprio? Secondarissimi: /…/ Ebbene quei professori, giovani allora dal più al meno, molto amarono lei, onorevole Martini, per quella sua fiducia, alla quale risposero come poterono. E meglio avrebbero risposto, se la fiducia fosse stata — ma non era a lei lecito concederla — più piena. Non le era lecito, perchè sa quale e quanta avrebbe dovuto essere quella fiducia, per fruttare? Tale e tanta: ”Cari amici, eccovi regolamenti, programmi, orari, leggi e decreti: bruciate tutto e rifate tutto!„ Sicuro! e noi avremmo rifatto tutto. Che meraviglia? È superbia, se un calzolaio si assume di far nuove le scarpe che gli si portano a rattoppare? /…/ Sì; perchè e impossibile che lo Stato pensi ancora per molto tempo ad essere, con tanti altri grattacapi, il gran Preside dei Licei” (8). La Scuola non può subire direttive di chi vive lontano dalla Scuola!Allora non mancava il fervore riformatore e ben si apprezzano gli intenti di Giuseppe Lombardo Radice (1879-1961) (9) che, nelle Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale (1913), ravvisava non solo la la necessità del rinnovamento della coscienza culturale e della preparazione pedagogica degli insegnanti, ma anche il dovere di costruire la scuola serena: il maestro che opprime con la sua lezione, che parla alla stessa maniera tanto se ha mezza dozzina di bambini, quanto se ne ha quaranta, e che non ammette domande, e che fa fare il tema che vent’anni prima fu fatto fare a lui, e che ha il programma ministeriale per suo decalogo, questo è il maestro che rende la scuola detestabile. Anni difficili e impegnati quando Ernesto Codignola(1885-1865) insegnava a Palermo (1910-1912), Assisi (1912-1914) e Lucca (1914-1918) ove ebbe modo di studiare la struttura della scuola italiana, orientandosi per la riforma scolastica che elaborerà tra il 1917 e il 1919 (10). Una riforma pensata in anni difficili perchè la guerra cambiò il mondo dell’istruzione e dell’infanzia. Un cambiamento testimoniato dall’apparire sulCorriere dei Piccoli di ‘Schizzo il sognatore’ ideato da Attilio Mussino (1878-1954), e sviluppato da Guido Moroni Celsi (1888-1962) (11); il personaggio apparve in occasione della conquista della Libia (1911) quando e rappresentava chi confidava in rapide soluzioni di pace. Poi, con l’entrata in guerra del 1915, le avventure del fanciullo assumono un carattere bellicoso schierato con l’Italia e con le forze dell’Intesa. E il fantasticare del ragazzino sulla vittoria italiana (12) testimonia un modo diverso di educare le giovani generazioni: ”La bandiera bianca spunta / braccia alzate spuntan fuori: / ecco là, con cera smunta, / i due biechi imperatori / Schizzo è là; con gesti fieri / egli abbraccia i due tremanti / li dichiara prigionieri / e li spinge a sè davanti ….”.

_________________________________________
[1] http://studentzone.roehampton.ac.uk/library/digital-collection/froebel-archive/educational-ideas-froebel/index.html
[2] Montessori Schools as seen in The Early Summer of 1913, Birmingham 1914, inhttp://www.archive.org/details/montessorischool00whitrich
[3] http://www.ecn.org/filiarmonici/papini1914.html
[4] Disponibili ora, a cura del MIBAC, 60.000 documenti digitalizzati inhttp://www.pascoli.archivi.beniculturali.it/index.php?id=2
[5] http://www.fondazionepascoli.it/Poesie/inno_03.htm
[6] http://www.fondazionepascoli.it/Poesie/ode_13.htm
[7] http://www.treccani.it/enciclopedia/ferdinando-martini_(Dizionario-Biografico)/
[8] http://www.classicitaliani.it/pascoli/prosa/pascoli_scuola_classica.htm
[9] http://www.unibg.it/dati/corsi/25164/62509-Giuseppe%20Lombardo%20Radice.pdf
[10] http://www.treccani.it/enciclopedia/ernesto-codignola_(Dizionario-Biografico)/
[11] La vittoria di Schizzo contro gli imperatori: https://fumettologicamente.wordpress.com/tag/schizzo/
[12] F. Loparco, I bambini e la guerra. Il Corriere dei Piccoli e il primo conflitto mondiale (1915-1918)Firenze 2011 cfr. rec. di I. Piazzoni http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1%5Bidrecensione%5D=4887 .

ALLEGATI