Le proposte della Fondazione Agnelli: condivisioni e perplessità

di Fabrizio Reberschegg

04 Aprile 2014 (3.8 MiB, 1219 downloads)

Per valutare, serve avere una chiara visione della funzione della scuola.

E’ stato pubblicato nel mese di febbraio 2014 il tradizionale rapporto di ricerca della Fondazione Agnelli che in questa occasione ha avuto come oggetto i temi della valutazione della scuola.

Si tratta di un lavoro importante e sicuramente stimolante per affrontare la complessità dei problemi che derivano dall’applicazione del recente regolamento sul sistema di valutazione nazionale approvato dal precedente governo Letta-Carozza e basato sulle ”tre gambe” della valutazione del sistema e cioè su INVALSI, INDIRE e Corpo ispettoriale.
Il rapporto è importante perchè riconosce le gravissime carenze delle politiche scolastiche nazionali in merito al reclutamento e la valorizzazione professionale e deontologica degli insegnanti, sempre più costretti ad un ruolo esecutivo e impiegatizio.
D’altro canto questo sembra limitarsi a fotografare la situazione esistente affidando al sistema di valutazione una centralità nelle dinamiche del sistema scolastico. Tutto ciò senza entrare nel merito del’attuale situazione di governance della scuola impostata su una astratta concezione aziendalista con a capo un dirigente scolastico, reclutato con procedure discutibili, non sottoposto ad alcuna seria valutazione e il cui ruolo sembra assumere sempre di più un potere autoreferenziale e autocratico. La proposta premiale per le buone scuole di aumentare l’autonomia gestionale addirittura affidando al dirigente il potere di assunzione dei docenti appare inaccettabile. Servirebbe, al contrario, un sistema di valorizzazione professionale dei docenti che parte dal basso affidando agli stessi docenti strumenti di intervento nelle situazioni critiche e patologiche. Servirebbe ritornare a dare centralità agli aspetti di collegialità nelle scelte didattiche e nelle procedure di autovalutazione ponendo il Collegio dei Docenti al centro del sistema insieme ad un rinnovato Comitato di Valutazione espressione dello stesso Collegio. Si accusano i docenti di non voler essere giudicati, ma i docenti non vogliono essere giudicati da chi non insegna o pretende di insegnare ad insegnare senza entrare in una classe, non vogliono essere giudicati da sedicenti manager o da tecnocrati dei test, non vogliono essere giudicati da studenti e famiglie che mirano solo al ”successo formativo”, garantito al di là dei meriti e delle reali competenze. I docenti non hanno paura di confrontarsi nei risultati dell’insegnamento con i loro pari o con l’autorevolezza di un corpo di ispettori che si forma dopo anni di insegnamento in classe.
Ma soprattutto, e qui il rapporto è assolutamente condivisibile, per attivare un sistema di valutazione serio e condiviso, serve avere una chiara visione della funzione della scuola.
La Gilda ha da sempre inteso la scuola come Istituzione della Repubblica, altri l’hanno declassata a semplice servizio. Alcuni vorrebbero farla diventare addirittura servizio a domanda individuale (centralità del cliente). Nei servizi le tecniche di commensurabilità dei costi e benefici possono essere utilizzate nella tradizionale ottica aziendalista. Noi riteniamo che tale approccio sia semplicemente devastante per la qualità della formazione dei cittadini italiani come hanno dimostrato palesemente le sciagurate politiche dei tagli all’istruzione degli ultimi decenni. Un vero sistema di valutazione del sistema scolastico dovrebbe uscire da questa visione economicistica della realtà investendo soprattutto sul capitale professionale costituito dagli insegnanti.

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