Piccoli Boiardi crescono

La protesta dei dirigenti scolastici. Gli ”invisibili indispensabili per il paese” che vogliono comandare e chiedono il raddoppio dello stipendio
di Fabrizio Reberschegg
http://www.gildaprofessionedocente.it/news/dettaglio.php?id=302

Il 23 gennaio si è svolta a Roma una manifestazione di fronte al MIUR con la presenza di alcune centinaia di dirigenti che hanno chiesto formalmente al Ministro e al Parlamento il reintegro del Fondo Unico Nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato (16 milioni di euro), l’attuazione dei contratti integrativi regionali, l’attivazione del fondo di sostegno ai dirigenti più giovani (5 milioni) e la sospensione dei recuperi stipendiali in Sardegna e in Campagna.
Il documento dell’Associazione Nazionale Presidi, la quale ha indetto la manifestazione (1), pur sottolineando, nella prima parte la pesantezza dei tagli che ha colpito la scuola italiana negli ultimi anni, presenta caratteristiche alquanto discutibili. Non ci riferiamo evidentemente alla giusta pretesa di vedere onorato il contratto con particolare riferimento alla mancata corresponsione del Fondo Unico Nazionale, ma alle richieste che possono avere ricadute fortemente negative sul contratto della scuola e sullo status giuridico dei docenti.

La filosofia che ha informato la manifestazione dell’ANP è semplice e ipercorporativa. Potere e soldi. In sintesi:
• Di fronte al dimensionamento delle scuole che determina una riduzione delle presidenze e degli uffici DGSA, l’ANP non chiede tanto la necessaria revisione della riforma per garantire una governance della scuola adeguata al contesto sociale e territoriale specifico, ma la monetizzazione dei carichi di lavoro che i dirigenti dovrebbero accollarsi.
• L’ANP rimarca la carenza del ”compenso aggiuntivo per il lavoro svolto dai collaboratori” dimenticando che esso è tratto dal Fondo delle Istituzioni Scolastiche che è costituito dai soldi dei lavoratori della scuola come parte integrante del loro reddito e quindi oggetto di contrattazione di Istituto con le RSU e non un ”tesoretto” personale del dirigente.
• Si chiede alla fine, ed è questa la fondamentale richiesta fatta dai dirigenti, che si riconosca alla dirigenza scolastica lo status dei dirigenti amministrativi di seconda fascia portando la retribuzione media lorda da 55.000 a 110.000 euro annui. Tutto questo giustificato dal fatto che le competenze e le responsabilità dei dirigenti scolastici sarebbero ben più ampie dei dirigenti ministeriali.

Se poi analizziamo gli ultimi documenti e proposte dell’ANP su reclutamento dei docenti, carriera dei docenti, governance della scuola, autonomia scolastica e contrattazione sindacale il quadro appare ancor più preoccupante. Si chiede l’assunzione diretta dei docenti da parte della dirigenza, l’abolizione di fatto della contrattazione integrativa di istituto, il pesante depotenziamento degli organi collegiali con particolare riferimento al Collegio dei Docenti, l’introduzione dell’autonomia statutaria delle scuole per ”rafforzare l’autonomia”, la conclusione del ciclo scolastico a 18 anni. La visione è centrata sulla scuola-azienda e sul potere quasi autocratico del dirigente, funzione apicale, che sfugge a veri livelli di controllo di gestione. Non a caso l’ANP ha espresso forte critica alle proposte di Renzi sul ruolo dirigenziale incardinato a contratti a tempo determinato rinnovabili solo con il raggiungimento degli obiettivi definiti dalla sfera della politica.

La Gilda degli Insegnanti ha da sempre combattuto queste posizioni che interpretano la dirigenza come ritorno al ”padrone della ferriera”, una visione ottocentesca dell’amministrazione che ha determinato negli ultimi anni solo un aumento esponenziale del contenzioso tra personale della scuola e dirigenza e non certo un miglioramento dei livelli di qualità dell’offerta formativa.

Bisognerebbe invece prendere atto del fallimento dell’ideologia aziendalista che da Luigi Berlinguer in poi ha trovato applicazione acritica in troppe forze politiche e nei governi che si sono succeduti dal 2000 ad oggi. Sulla questione della governance delle scuole è necessario tornare ad un più incisivo coinvolgimento dei docenti nelle scelte di fondo concernenti l’organizzazione e la gestione della didattica cui dove corrispondere una rideterminazione dei poteri e delle responsabilità nella convinzione che sono tanti i dirigenti che vorrebbero essere riconosciuti per autorevolezza e credibilità e non per mero autoritarismo burocratico di stampo gerarchico.

Se guardiamo alla governance delle università, delle accademie e dei conservatori abbiamo modelli in cui è netta la separazione tra la sfera gestionale-amministrativa e quella inerente la didattica e l’offerta formativa. Tali modelli possono essere posti in essere anche nella scuola. Serve un Collegio dei Docenti che esprima sue figure di riferimento (è nota, tre le altre, la nostra proposta di presidente del collegio dei docenti, coordinatore della didattica eletto dallo stesso Collegio) che sappiano interpretare le scelte didattiche della scuola, sempre nel rispetto delle norme e della legge.

In questo momento abbiamo invece il dirigente che intende nominare le ”sue” figure di collaborazione, le ”sue” funzioni strumentali (comprendendo i coordinatori di classe, di dipartimento, ecc.) pagate con i soldi dei lavoratori e con disparità di trattamento da scuola a scuola determinate dalla frammentazione della contrattazione di istituto (più di 8.000 contratti di istituto dove spesso a parità di funzioni ci sono riconoscimenti economici fortemente sperequati).

Sarebbe necessario che i ”loro” nominati fossero almeno pagati con un fondo separato a capo della dirigenza e non attingendo dal FIS. Ma soprattutto è urgente rivedere tutta la normativa prevista dal D.lgs, 165/2001 e dal D.lgs. 150/2009 (Brunetta) che, confondendo le competenze tra organi collegiali e dirigenza, ha solo rafforzato quest’ultima con risultati pessimi in termini di efficacia ed efficienza e deteriorando progressivamente la professionalità dei docenti e la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione con la riduzione dei diritti sindacali e della contrattazione integrativa. Su questo fronte la Gilda degli Insegnanti intende portare avanti una battaglia politica per arrivare allo scorporo della scuola e della docenza dalla attuale normativa che continua a considerare l’insegnamento alla stregua di un livello impiegatizio di natura esecutiva. E’ una battaglia di civiltà, prima che una semplice rivendicazione sindacale.

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(1) Il 14 Febbraio CGIL, CISL, UIL hanno indetto uno sciopero dei Dirigenti

ALLEGATI

03 Marzo 2014 (3.9 MiB, 1250 downloads)