Precari ad un PAS… dalla disperazione

Le proposte della Gilda per affrontare tutte assurdità di una vita lavorativa precaria
di Antonio Antonazzo
http://www.gildaprofessionedocente.it/news/dettaglio.php?id=301

E’ da anni ormai che, quando si parla di precariato scolastico, si pensa che la situazione sia così tragica che non possa peggiorare ulteriormente e di aver raggiunto il fondo, ma ogni volta, nell’angolino troviamo una pala e… cominciamo a scavare.
L’elenco delle ”emergenze” che i precari hanno dovuto affrontare in questi anni è veramente molto lungo (supervalutazione punteggio scuole di montagna, ”pettine/coda”, ”pizzo” dei corsi di perfezionamento, blocco delle procedure SSIS..ecc) ed in questi mesi si è arricchito ulteriormente di diverse new entry: le ferie non pagate e i TFA/PAS.
Il discorso sulle ferie è veramente paradossale; la legge sulla revisione della spesa, prevede che, per i lavoratori con contratto a termine, le ferie non possono essere retribuite, ma godute durante il periodo di vigenza del contratto. Ovviamente, un’applicazione alla lettera di questa norma nel mondo scolastico renderebbe ancora più caotico l’andamento regolare dell’anno scolastico: occorrerebbe, infatti, pagare un supplente per sostituire un docente precario costretto a mettersi in ferie ad ottobre, piuttosto che a maggio, visto che il contratto prevede che le ferie si debbono prendere dal 1 luglio al 31 agosto. Assurdo sia da un punto di vista didattico che economico.

La logica avrebbe voluto quindi che per la scuola, vista la sua evidente particolarità, fosse prevista una deroga che la esentasse da questo vincolo. Invece si è provveduto per via legislativa obbligando i precari della scuola a ”mettersi” in ferie d’ufficio a Natale e a Pasqua, calpestando così diritti contrattuali e introducendo nuove discriminazioni tra lavoratori che operano con eguali doveri, ma con diversi diritti. Tutto ciò in barba alle direttive europee che vietano espressamente tali discriminazioni.

Non è un caso, infatti, che tra qualche mese l’Italia rischia di subire una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea e di dover pagare una multa molto salata. Presto quindi potremo vedere le conseguenze che le risposte delle varie Istituzioni Europee imporranno allo Stato italiano e agiremo di conseguenza con l’intento di porre fine agli abusi e a tutte le discriminazioni subite dai precari della scuola.

Nel frattempo, in questi giorni sta scoppiando il problema dei PAS.

Per PAS si intende l’acronimo dei ”Percorsi Abilitanti Speciali” che, insieme ai TFA (Tirocini Formativi Attivi) hanno sostituito le vecchie SSIS. In teoria i PAS e i TFA avrebbero dovuto viaggiare in parallelo, i PAS riservati a coloro che potevano vantare almeno tre anni completi di servizio nella scuola e i TFA a tutti coloro che avessero superato un test selettivo a numero chiuso.

In pratica però, i TFA sono praticamente ultimati in tutta Italia, mentre i PAS sono ancora oggi ai nastri di partenza se non del tutto fermi. In molte regioni, infatti, le Università si rifiutano di attivarli accampando motivazioni di ordine organizzativo oltre che economico. In questo modo però, vengono palesemente lesi i diritti sanciti per legge di decine di migliaia di docenti precari che in questi anni hanno contribuito al regolare svolgimento delle varie istituzioni scolastiche.

La Gilda degli Insegnanti si è fatta portavoce presso i vari tavoli istituzionali delle istanze di questi docenti, criticando anche le modalità di scaglionamento scelte per diluire negli anni il numero di partecipanti a questi corsi.

I PSA sono nati per consentire a chi ha prestato servizio nella scuola di prendersi un’abilitazione all’insegnamento; a nostro parere quindi il criterio più logico da seguire per un eventuale suddivisione dei corsisti, non poteva che essere legato al servizio stesso. Invece partiranno per primi coloro che sono del tutto privi di abilitazione, mentre accadrà che precari storici con un’altra abilitazione, poco ”spendibile”, che hanno lavorato in altra classe di concorso rischiano di vedersi scavalcare il prossimo anno da colleghi con meno punti dei loro.

Il caso più comune riguarda ad esempio chi ha un’abilitazione in materie artistiche, sature da tempo, che da anni lavora su Educazione tecnica, le cui graduatorie di abilitati sono esaurite praticamente in ogni provincia d’Italia.

Ma anche per chi ha avuto la fortuna di trovarsi nell’elenco dei fortunati che cominceranno i corsi PSA in queste settimane, la situazione non è rosea. Tali corsi, infatti, sono regionali e quindi, per molti, non sarà certo agevole raggiungere la sede del corso. E’ vero che il MIUR ha intenzione di concedere ai corsisti di beneficiare di permessi studio speciali ( con evidenti ricadute didattiche ), ma tale concessione rischia di non essere sufficiente a causa della concentrazione delle lezioni- la cui frequenza è obbligatoria- dovuta al fatto che siamo già a febbraio inoltrato.

Se aggiungiamo che un corso PAS costa ai frequentanti una cifra superiore ai 2.500€ con punte che arrivano a 4.000€, si capisce come per essere precari oggi, occorre essere ricchi e con poteri da supereroi.

E’ da anni che la Gilda denuncia il fatto che l’aver consegnato alle università tutto il settore della formazione dei docenti, sia stata una scelta sbagliata. In questo modo, infatti, non solo i risultati non si possono certamente dichiarare soddisfacenti, ma si è addivenuti ad una complicazione delle procedure abilitanti che hanno spesso intralciato e complicato l’ingresso di nuovi docenti nelle nostre scuole.

Alla luce di tutte queste considerazioni, la Direzione Nazionale della Gilda degli Insegnanti ha deliberato le seguenti linee guida per quanto concerne la problematica dei PAS:

– Denuncia pubblica di tutte le Università che si rifiutano di attivare i Corsi PAS e che speculano, su tutti i sistemi di abilitazione, siano essi legati al Sostegno, ai PAS o ai TFA
– Azione politica finalizzata ad introdurre modifiche alle procedure abilitanti tali da diminuire il peso legato alle università
– Proposta al Ministero di attivare tutti Corsi di Abilitazione, non attivati dalle Facoltà, attraverso università on-line a prezzo politico ed uguale in tutta Italia.

Riteniamo infatti, che a tutti i corsisti debba essere garantita la possibilità di inserirsi nella seconda fascia delle graduatorie di Istituto che verranno aggiornate entro il prossimo anno scolastico. Con una situazione in cui i corsi vengono attivati a macchia di leopardo sull’intero territorio nazionale, si arriva a penalizzare quei docenti che hanno come unica colpa quella di abitare e lavorare in una regione che ha deciso di organizzare il corso solo a partire dal prossimo anno, con evidente e palese situazione di ingiustizia che rischia di scatenare una nuova ondata di ricorsi.
Ricordiamo inoltre che agli abilitati con la nuova procedura, sia essa PSA o TFA, sarà consentito soltanto l’accesso nella seconda fascia delle graduatorie di istituto e in nessun modo, l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento che verranno aggiornate entro fine anno scolastico.


A tal proposito, la Gilda degli Insegnanti, durante la sua Assemblea Nazionale di settembre 2013, ha votato un documento nel quale si dichiara favorevole ad una proposto di inserire i nuovi abilitati in coda a quelli esistenti in una fascia aggiuntiva.Questo permetterebbe loro di veder valorizzata la propria abilitazione, specialmente in quelle classi di concorso che risultano quasi esaurite, senza ledere i diritti dei precari storici già inseriti in graduatorie ad esaurimento provinciali.

Un discorso a parte merita chi ha superato le procedure concorsuali ordinarie e, per la prima volta, non ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento. Per chi è risultato idoneo, ma non vincitore di concorso non esiste infatti nessuna possibilità di inserimento nelle graduatorie di abilitati e, ancora più paradossale, non ha nemmeno la garanzia di poter partecipare ai prossimi concorsi.
La legge prevede che solo gli abilitati potranno partecipare ai prossimi concorsi che verranno banditi solo ai fini dell’accesso ai ruoli. Gli idonei che non hanno anche seguito un percorso abilitante, saranno pertanto esclusi da una procedura concorsuale che li ha già dichiarati idonei. Assurdo!

E’ evidente che qualcosa non torna ed è evidente che l’aver continuato per anni ad affrontare il problema del precariato solo per mezzo di provvedimenti estemporanei non ha sicuramente giovato alla soluzione di questa problematica, al contrario, ha contribuito ad ingarbugliare sempre più la situazione al punto che ad ogni tornata, toccato il fondo, si è cominciato a scavare.

Oggi chi vuole entrare nel mondo della scuola dalla porta principale, deve prendersi una laurea magistrale, facendo attenzione ad accumulare i crediti universitari giusti per accedere all’insegnamento, superare una procedura selettiva sulla base di tests, spesso generici, seguire un corso di specializzazione annuale dal costo di 2.000 e passa euro, partecipare ad un concorso ordinario composto da un test selettivo, uno o più scritti, un orale e, per alcune materie, una prova di laboratorio; sperando poi di essere tra i primi classificati in modo da poter essere dichiarato vincitore, se si è solo idonei, si riceve un bigliettino della fortuna con su scritto: ” riprova, sarai più fortunato”.
E chi supera tutto ciò, alla fine si ritrova a percepire uno stipendio che gli permette a mala pena di sopravvivere…Assurdo!

Tali procedure sono troppo farraginose. La Gilda degli Insegnanti si è da sempre dichiarata disponibile a ragionare ad un sistema di reclutamento che, da una parte stabilizzi i precari che da anni lavorano nella scuola e, dall’altra, dia certezze ai neo-laureati che intendono seguire la strada dell’insegnamento. Ma tale strada va incentivata, resa agevole e, soprattutto, non deve dare adito false speranze a chi ha davanti a sè una vita lavorativa già complicata di per sè.

ALLEGATI

03 Marzo 2014 (3.9 MiB, 1250 downloads)