Esami di maturità. Ho visto cose che voi umani

Nel mondo globalizzato dal mercato intergalattico dei compiti risolti, dello studio iperfacilitato, delle tesine serializzate, e smerciate in ogni angolo della grande Rete e scodellate al colloquio d’esame, la distinzione tra umani e replicanti si va, così, sensibilmente appannando
di Stefano Borgarelli

09 Settembre 2014 (3.3 MiB, 897 downloads)

Le “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione” non possiamo vederle. Nemmeno vediamo “i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser”. Il nostro mondo non è (ancora, per ora) quello di replicanti come Roy Batty. Noi dovremmo combatterli, dar loro la caccia, stanarli. Come abbiamo visto fare in  Blade runner. Ma lo Stato non ce ne dà i mezzi, e in qualità d’agenti esterni reclutati nelle commissioni d’esame, ci troviamo seduti davanti a studenti sospettabili senza nemmeno uno straccio di scanner, per passare al setaccio le loro strane pupille… Tuttavia, i replicanti non sono abbastanza evoluti da evitare di tradirsi con forme d’espressione adatte ai loro scopi, come le cosiddette “tesine”.

Quest’anno avevamo vietato a una nostra allieva d’omologare il fanciullino pascoliano (o Pascoli stesso? – non s’era ben capito) a Peter Pan, pensando si trattasse d’una sua (troppo) discutibile trovata. Poco più in là nel tempo, seduta davanti a noi agenti esterni, un’altra ragazza, in un’altra città – non amica, né conoscente della nostra allieva – presentava una tesina replicante il medesimo Peter Pan pascolizzato (o Pascoli peterpanizzato, se preferite). A questo caso già molto sospetto, aggiungiamo quello di due giovani androidi della setta di Cupertino. Alla stregua d’un Garibaldi benedicente nei santini popolari al tempo dei Mille, i due hanno presentato – in scuole diverse, ma con le stesse pupille sospette… – la medesima icona salvifica di Steve Jobs. In entrambi i casi ricondotta a infondate premesse futuriste (Marinetti, Jobs dell’avanguardia, oppure Jobs, Marinetti del silicio).

Evidente che gli androidi sono in grado di procurarsi la loro merce al largo dei bastioni di Orione, ma quando gli agenti esterni si trovano sul tavolo le tesine replicate, che fanno? In sostanza, niente. Poco importa che i replicanti non siano originali: sono pur sempre dei bravi ragazzi ammessi all’esame, magari con qualche limite, d’accordo, ma, ecc. Nel mondo globalizzato dal mercato intergalattico dei compiti risolti, dello studio iperfacilitato, delle tesine serializzate, e smerciate in ogni angolo della grande Rete e scodellate al colloquio d’esame, la distinzione tra umani e replicanti si va, così, sensibilmente appannando. Questione di tempo, e “tutti quei momenti [di pensiero autentico, ndr] andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo [dirà allora l’umano, a parti finalmente rovesciate, ndr] di morire.”

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