Scuola ancora ferma al preludio (stonato…)

Il nuovo DEF parla molto di scuola, ma stanzia poco o nulla in merito
di Renza Bertuzzi

05 Maggio 2014 (3.9 MiB, 1269 downloads)

Ci stavamo meravigliando che le azioni così decise e rapide del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ancora non si fossero dirette sulla scuola. Sembrava che, dopo il Discorso parlamentare sulla centralità della scuola, sul rispetto verso i docenti, sul necessario recupero della credibilità e sull’ intervento nell’ edilizia scolastica (si veda il numero di aprile di questo giornale) nulla di concreto fosse accaduto. Vero è che il periodo era affannoso per la ricerca delle coperture necessarie a finanziare i famosi 80 euro in busta paga riservati ad una fetta di lavoratori italiani (non i pensionati al minimo, sembra); vero è che incombono riforme costituzionali da far tremare le vene ai polsi ma tutto ancora sembrava latitare. Il Premier taceva sulla scuola e non faceva, mentre non taceva la Ministra della Pubblica istruzione, Stefania Giannini.
Ora quel silenzio sembra rotto con la Presentazione del DEF, approvato il 7 aprile dal Consiglio dei ministri, che affronta anche il tema della scuola. Siamo arrivati dunque al fare anche qui? Procediamo con ordine.

Il DEF, come è noto, è un documento di intenti politici che dovranno poi trovare attuazione giuridica in atti legislativi. In sè è ancora un libro dei sogni (o di incubi..) attuabili solo alla precisa condizione che siano indicati stanziamenti effettivi di danaro. Tutto ciò che è affermato, suggerito, auspicato resta spesso (quasi sempre) solo un sogno o una chiacchiera.

Ciò premesso, il nuovo DEF parla molto di scuola, ma stanzia poco o nulla in merito.

Nulla dice, se non petizioni di principio, sugli stanziamenti in Istruzione, università e ricerca, su cui l’ Italia è paurosamente in arretrato : ”L’investimento in istruzione, università e ricerca è la leva più solida di cui un governo dispone per centrare i suoi obiettivi di coesione sociale e sviluppo economico. La spesa pubblica in questi specifici ambiti è ancora sotto la media europea, con evidenti riflessi sui risultati scolastici, la mobilità e la coesione sociale. Da questi dati il Governo intende partire per realizzare un’inversione di tendenza radicale che coinvolge le istituzioni scolastiche, universitarie e di ricerca,” Di quanto, in percentuale, sia questa inversione radicale si tace.


Nulla dice, sugli stanziamenti necessari per la ”Revisione, in ottica di valorizzazione del merito, del contratto degli insegnanti e del metodo di reclutamento di insegnanti e dirigenti scolastici, che va reso più rapido ed efficace sotto l’aspetto amministrativo e deve gara deve garantire una selezione effettiva delle migliori Professionalità”.
Ora, a parte il liquidare in poche righe una trasformazione radicale dell’ Istruzione facendo riferimento a principi vaghi e senza considerare il dibattito sul merito che è ampio e non certo concorde (si veda l’ intervista a pag. 8 di questo numero del giornale con il Professor Scotto di Luzio ”Cosa vuol dire valutare i docenti e cosa succede una volta che li abbiamo valutati? Li paghiamo diversamente e in nome di quale principio di giustizia poi stabiliamo che alcuni si meritano i docenti migliori, altri quelli mediocri?), resta il fatto che si sottintende il cambiamento a costo zero, magari pensando di togliere gli scatti di anzianità ai peggiori per premiare i migliori… Chiarissima su questo punto, la Gilda-Fgu in ogni occasione, (La Federazione Gilda-Unams (FGU)premette che ritiene l’istituto contrattuale degli ”scatti di anzianità” la modalità più corretta per valorizzare l’esperienza professionale dei docenti. Questa modalità è del resto utilizzata di fatto, nella stragrande maggioranza dei paesi con un sistema di istruzione pubblico o privato, nei quali, peraltro, il massimo stipendiale per progressione automatica, collegata all’anzianità di servizio, si raggiunge decisamente prima che in Italia.) Dal Documento Presentato alla VII Commissione del Senato.

Non diversamente va con il sistema di valutazione che sembra assumere l’ aspetto della panacea che tutto risolve: ”Piena attuazione, a partire dall’ inizio del prossimo anno scolastico, del Regolamento per l’applicazione del Sistema Nazionale di Valutazione delle istituzioni scolastiche.” Con la finalità di ”Fornire alle scuole strumenti di raffronto, verifica e riconoscimento del merito e dell’efficienza. Disporre, a livello nazionale, di un sistema trasparente dove i risultati relativi al miglioramento delle attività didattiche e formative siano comparabili tra istituti e tra i l nostro sistema nazionale e quelli dei principali paesi europei.”

Se è vero, come si precisa nel DEF, che questo obiettivo sarà raggiunto nel settembre 2014, abbiamo di che preoccuparci e non poco. Come la Gilda-Fgu ha detto sostenuto in diverse occasioni, per dichiarazione del Coordinatore nazionale, Rino Di Meglio, ” un sistema di valutazione serio non si inventa dall’ oggi al domani. Ci vogliono anni di preparazione e sperimentazione e investimenti” E pensare di affidare all’ Invalsi la partita, senza considerare la questioni aperte sulla validità della valutazione per test , è quanto meno preoccupante per il futuro della scuola che si prospetta.

E così via, molte belle parole ma poca sostanza finanziaria su molti altri temi (dispersione scolastica, rafforzamento istruzione tecnica; lotta alla dispersione, necessità di diffondere la lingua inglese fin dalla scuola primaria e l’ avanzamento delle tecnologia digitali).

L’ unica promessa concreta riguarda l’ edilizia scolastica su cui il presidente del Consiglio aveva molto puntato, per la quale vengono indicati gli stanziamenti, a riprova che le vere intenzioni devono avere concretezza di soldi, ”Piano scuola: vi sono circa 2,0 miliardi di euro di risorse disponibili destinate alla scuola a cui possono attingere comuni e province per la messa in sicurezza degli edifici scolastici”. Peccato che i solo stanziamenti sicuri (si spera) siano già diminuiti rispetto alle prime indicazioni che al 12 Marzo erano 3,7 miliardi (fonte Repubblica) …

Dunque per ora molte parole, non sempre belle, e poca sostanza. La scuola è ancora ferma al Preludio. Aspettiamo il preannunciato fare anche qui, non avendo ancora chiaro se l’ azione provocherà un per fortuna o un purtroppo.

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