Quale inclusione nell’istruzione degli adulti?

E’ possibile integrare gli stranieri senza l’ insegnamento del Diritto?
di Fabrizio Reberschegg
http://www.gildaprofessionedocente.it/news/dettaglio.php?id=303

In questi tempi in cui l’ emigrazione di massa crea problemi di varia natura, umanitari, politici e di ordine pubblico, dovrebbe sorgere spontanea una domanda, soprattutto in chi ha responsabilità di governare i problemi collettivi. Quali sono le cose che uno straniero deve sapere per integrarsi effettivamente nel tessuto sociale italiano? Sicuramente è necessario che raggiunga un livello di comprensione della lingua italiana che gli consenta di comunicare, interagire, far valere le proprie ragioni e i diritti che, come cittadino, sono riconosciuti dall’ordinamento internazionale e italiano. Ma serve anche che sia in grado di conoscere non solo i diritti astratti, ma anche i doveri, gli obblighi e le modalità per far valere concretamente i diritti nelle fattispecie concrete. Tutto ciò sembra banale, eppure, nel nostro sistema scolastico e di formazione, si continua a eludere il problema confidando nella buona volontà e nel buon senso degli insegnanti.
Nella riforma dei CPIA (Centri di istruzione degli adulti che sostituiranno i CTP) non è presente lo studio del Diritto, nemmeno nel segmento del primo biennio della secondaria di secondo grado. Gli ”esperti” ci hanno detto che per garantire la riduzione dell’organico previsto dalla riforma Gelmini si doveva pur sacrificare qualche disciplina. Per ”fatalità” si è scelto di tagliare e non introdurre lo studio del Diritto. Tanto ”costituzione e cittadinanza” sono conoscenze e competenze ”trasversali” che ”interessano tutte le discipline”. Nella italica filosofia buonista- che nasconde sostanziale indifferenza etica e noncuranza dei problemi- basta che ci sia l’ ”inclusione” dello straniero nella classe o nel posto di lavoro. Se capisce qualcosa di italiano bene, e meno sa di come sono le regole che governano la nostra vita politica e sociale meglio. Non sarà che per qualcuno è meglio che un cittadino o lavoratore straniero non conosca i propri diritti, non sappia cos’è un contratto di lavoro, cosa sono le ferie, come si legge una busta paga, come si affitta un appartamento e quali imposte si devono pagare? Complimenti agli esperti e ad una classe politica che di fronte al problema epocale dei migranti continuano a dare riposte banali e confuse. L’importante è essere (falsamente) accoglienti.

ALLEGATI

03 Marzo 2014 (3.9 MiB, 1219 downloads)