Il merito degli Insegnanti, il merito e gli Insegnanti

Ma con chi e su cosa dovrebbero competere i Docenti, per il bene della scuola?
Tutti gli insegnanti di Italiano, ad esempio con tutti gli Insegnanti di Italiano di uno stesso istituto?
Tutti gli insegnanti di un consiglio di classe, tra di loro, a prescindere dalla disciplina insegnata?
Tutti gli insegnanti di una scuola, con gli insegnanti delle altre scuole?

di Giorgio Quaggiotto

11 Novembre 2014 (3.4 MiB, 1217 downloads)

Forse è già troppo tardi….
… ma niente come la concorrenza riesce ad aguzzare l’ingegno, stimolare la produttività, premiare i capaci e i meritevoli, emarginare gli inadatti e i lazzaroni e, soprattutto, dare al Paese studenti migliori… A. De Nicola (Repubblica 1/09/2014).


Per capire e capirsi, “meritare” ha a che fare con qualcosa che non è dovuto, come invece succede per lo stipendio (qui si apre un baratro che dall’asperità delle lotte per il diritto dei lavoratori ad una equa retribuzione, arriva al silenzio ovattato dei call center intasati da prima dai nostri giovani e adesso da giovani extracomunitari, che hanno imparato q.b. della lingua di Dante), ma che si configura come “un di più” o “un di meno” rispetto al dovuto o pattuito.
Si meritano i premi e le punizioni e meritare è un termine neutro.
Quindi nessun discorso dignitoso può derivare da equazioni o sintesi brillanti come “lo stato chiede poco, e quindi paga poco” e similari, soprattutto perché, riguardo alla scuola, benché il valore economico dello stipendio nel tempo diminuisse (mai alto era stato), le generazioni continuavano ad andare a scuola, gli insegnanti a fare scuola, e il titolo di studio che la scuola rilasciava e continua a rilasciare continua ad avere un valore legale, con un certo costrutto. Infatti, ancor oggi, nonostante la crisi del paradigma educativo, dei valori e dell’economia, dalla scuola escono alunni mediamente ben preparati e vista la facilità con cui sono accettati nelle varie istituzioni scolastiche europee e non solo, vien da dire che la nostra è ancora una buona scuola.
Una cosa in definitiva tutto questo vuol dire, vuole dire che la scuola non è una priorità della nostra società, della nostra democrazia, della nostra “polis”.
La borghesia ad esempio, per cui i licei erano stati inventati dalla riforma Gentile, che non ha mai accettato che i suoi figli venissero “selezionati”, “valutati” da degli “inservienti”, da sempre ha percorso altre strade per metterli al posto che poteva e può garantire, e questo è ciò a cui servono per esempio quasi tutte le scuole private. Per la bontà della scuola pubblica pochissimi politici e anche intellettuali hanno mai, o quasi mai speso parole, si può malignamente supporre che, vista l’immobilità di qualsiasi ascensore sociale in Italia, possa dipendere dal fatto che hanno frequentato scuole private.
E allora perché insistentemente, si parla di collegare lo stipendio con il merito per gli insegnanti? Di premiare il merito?
Intanto vediamo di capire.

Cos’è il merito di un insegnante?

Spiegare, interrogare, valutare?
È suo dovere!
Aggiornarsi e conoscere la disciplina che deve insegnare?
È suo dovere!
Rispettare gli alunni, le famiglie?
È suo dovere!
Rispettare gli obblighi di servizio?
È suo dovere!
Essere equanime e sereno nei rapporti e nei giudizi?
È suo dovere?
Non fare assenze ingiustificate?
Il ministro Brunetta ha messo una multa anche per le assenze per malattia! (?)
Per cosa mai dovrebbe avere premi, ricevere compensi extra un Insegnante? Cioè, cosa mai dovrebbe fare per meritare premi e ulteriori compensi, un Insegnante che questo deve fare e non altro, cioè insegnare, prepararsi, correggere i compiti, valutare?
La prima risposta è: poiché sospettiamo e accettiamo che un insegnante normalmente non faccia il suo dovere, premiamo chi lo fa! Sembra demenziale, visto gli esiti della scuola statale e i risultati degli alunni, ma tant’è!
Il loro dovere gli Insegnanti lo fanno, fino a prova contraria! Le prove contrarie allora!
Gli alunni non sanno (OCSE Pisa), c’è una grande dispersione scolastica.
Beh allora, come mai in ogni classe ci sono i bravi e i non bravi, pur avendo lo stesso Insegnante? La scuola di massa deve avere promozioni di massa?
L’Insegnante non può obbligare, non può imporre l’interesse, la responsabilità. L’interesse, il senso del dovere, la responsabilità sono valori individuali, magari familiari o ambientali. L’insegnante può e deve coltivarli. Ma se è una persona equilibrata e serena lo fa naturalmente, se non lo è, non può essere tollerato in classe, e non si risolve il problema non premiandolo.
La capacità di coinvolgimento potrebbe essere invocata a questo punto, ma gli alunni non saprebbero annusare nello slancio educativo di un prof. l’odore dei soldi che lo premiano?
E senza voler far rivivere il naturalismo di Zola, delle comunità in cui vivono gli alunni, delle famiglie, delle esperienze e dei valori che a questi giovani sono proposti, vogliamo parlare?
Non vorrei che a dover essere premiate fossero tutte le accigliate e sussiegose suore o signorine, insegnanti delle scuole private, che fanno stare silenziosissime delle graziose bambine e ragazzine, fanno loro tenere i quaderni ordinatissimi e scrivere le letterine di ringraziamento e di auguri a Natale, Pasqua e fine anno, ai genitori e alla madre superiora.
Sarei capace anch’io!
Va ben ho esagerato!
Ma magari il mondo non è tutto fatto così, non si può generalizzare, anche perché a Scampia il modello è un po’ meno frequente da incontrare.

Ma è la competizione che rende virtuosa ogni cosa (dice).
Se guardiamo al mondo che noi conosciamo, ci risulta, in ogni contesto, in ogni realtà che le cose non funzionino così.
La competizione si basa su regole feroci, create e fatte rispettare da chi ha la forza della ricchezza e del raggiro, la capacità di fare lobby, di escludere piuttosto che includere, a prescindere da meriti oggettivi.
Il nostro mondo del mercato e della competizione sta progressivamente ammassando ricchezze sempre crescenti nelle mani di un numero sempre decrescente di persone e poi, ora, avendo spostato i capitali nella finanza dall’impresa e dal lavoro, non ha più nessun interesse nemmeno a quella sempre sorvegliata divisione delle briciole che si chiama salario e che potrebbe o dovrebbe garantire l’acquisto dei beni prodotti. Certo “competere è bello”, come direbbe il Razzi di Crozza, ma a chi serve nella vita di una comunità di pari, in cui nessuno parte dai blocchi partenza e ci sono di quelli obbligati a partire mezzo chilometro prima di quei blocchi e quelli che partono già “arrivati”?
Insopportabile e datato social populismo!

Ma con chi e su cosa dovrebbero competere i Docenti, per il bene della scuola?
Tutti gli insegnanti di Italiano, ad esempio con tutti gli Insegnanti di Italiano di uno stesso istituto?
Tutti gli insegnanti di un consiglio di classe, tra di loro, a prescindere dalla disciplina insegnata?
Tutti gli insegnanti di una scuola, con gli insegnanti delle altre scuole?
Cioè quali sarebbero i migliori?
– Quelli che hanno gli alunni che ottengono i migliori risultati?
E dipende da loro? Ma se nemmeno due gemelli, con gli stessi genitori, hanno risultati educativi e scolastici equiparabili.
– Quelli che aderiscono a più progetti?
Ma se ormai quasi tutti (ricordare l’accusa di scuola progettificio) hanno denunciato l’indifferenza dei progetti rispetto ai risultati scolastici!
-Quelli che hanno e forniscono competenze d’informatica e lavorano con supporti multimediali?
Ma dipende dagli Insegnanti la presenza a scuola di questi strumenti? E poi non sono sempre più numerosi quelli che denunciano il sempre più fastidioso “rumore di fondo”, la sempre più evidente scarsa efficacia nell’apprendimento, dell’uso del computer? Certo ma noi sempre inglese e informatica!
Competano allora tra di loro!
-Quelli che parlano sorridenti, s’infervorano, i comunicatori caldi insomma, contro i riservati, i pensosi, gli un po’ impazienti?
– Quelli che sanno scherzare, che sono amichevoli/amiconi, contro i rigorosi e un po’ musoni. – – Quelli che perdonano tutto, controllano poco, contro quelli che fanno ad ogni piè sospinto prediche sulla responsabilità.
– Quelli che danno tanti bei voti, contro chi è un po’ stretto di manica?
– Quelli che sanno essere piacevoli con i genitori, contro quelli che a muso duro, dicono ai genitori che bisogna che i loro figli studino e siano educati.
Ma dai! Lo sanno tutti quali sono i bravi insegnanti!
Ecco appunto, mi si dicesse come si riconoscono come premiarli e a che livello retributivo fissare l’asticella per tutti gli altri.

ALLEGATI