Gli insegnanti donatori di neuroni

Nuoro, un convegno per premiare Salvatore Niffoi con la Civetta d’oro, II edizione
di Gianfranco Meloni

09 Settembre 2014 (3.3 MiB, 940 downloads)

Venerdì 23 maggio 2014 la Gilda degli Insegnanti ha organizzato, presso l’ITC “S. Satta” di Nuoro, il Convegno Nazionale Gli insegnanti, donatori di neuroni, in occasione del quale è stato consegnato al docente e scrittore di Orani, Salvatore Niffoi, il premio “Civetta d’oro” – 2^ edizione.
Alla manifestazione hanno preso parte il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, la vicecoordinatrice, Maria Di Patre, nuorese, a fare gli onori di casa, il dirigente del MIUR Gildo De Angelis, il vicedirettore dell’Ufficio Scolastico Regionale della Sardegna, Francesco Feliziani, il dirigente dell’Ambito Scolastico Territoriale di Nuoro, Pierangela Cocco e il Sindaco di Nuoro, Alessandro Bianchi.


Sono intervenuti al convegno anche la direttrice del nostro giornale, Renza Bertuzzi, Gianluigi Dotti, per il Centro Studi Nazionale della Gilda e Fabrizio Reberschegg, per l’Associazione Docenti Art. 33.
Nelle motivazioni del premio, consegnato allo scrittore sardo dalla moderatrice Valeria Gianoglio, giornalista de La Nuova Sardegna, leggiamo che, “come Niffoi ha saputo raffigurare uomini e donne che non ci sono più ricordando a tutti noi che siamo l’anello di una catena di generazioni, così l’insegnante, che voglia mantenere fede al suo mandato sociale, saprà stimolare la memoria verso un passato collettivo con cui dialogare e confrontarsi e far così comprendere l’importanza della trasmissione della cultura che non contempla salti né oblio”.
Il nostro collega è apparso visibilmente commosso e felice per il premio e perché la sua scrittura, così amata in Italia e in altre parti del mondo, ha concesso, con questo Convegno, l’occasione di una riflessione complessiva sul valore dell’istruzione e dell’insegnamento, il suo “vero e originario mestiere”.
Salvatore Niffoi, nel suo intervento, ha stimolato insegnanti e cittadini tutti ad una seria riflessione su una società che va producendo “tzecos biende”, ciechi vedenti, proprio a causa dell’impoverimento della scuola intesa come istituzione della Repubblica, la cui missione primaria è basata “sul passaggio dei saperi e sul piacere del donare cultura” ma che oggi va definitivamente trasformandosi in un ibrido mediocre, assorbito in grandissima misura dalla burocratizzazione dell’insegnamento e dall’aziendalizzazione delle relazioni tra dirigenti, docenti, famiglie e alunni.
Le parole di Niffoi, capaci di mettere a nudo, con poesia ma anche con fredda lucidità, il male oscuro della scuola italiana, appaiono perfettamente risonanti con quanto la Gilda denuncia da quasi trent’anni e su cui da altrettanto tempo conduce le sue battaglie sindacali. In particolare, nell’intervento del nostro coordinatore, Rino Di Meglio, emerge il dramma culturale di una scuola a sua volta vittima di mancanza di pensiero, perché, parafrasando Niffoi, per decenni è stata governata da tzecos biende.
Renza Bertuzzi, nel suo intervento, rileva che è la stessa Costituzione a collocare inequivocabilmente la funzione docente nella trasmissione intergenerazionale della cultura, “ben rappresentata dalla scintillante metafora del donatore di neuroni ma dimenticata dalla classe politica e dagli stessi docenti”.
La libertà di insegnamento, condizione necessaria per la realizzazione dei principi costituzionali, è affermata nella parte immodificabile della Carta e tutto il dibattito degli ultimi decenni sulla natura ultima dell’insegnante, ora visto come mediatore culturale, ora come assistente educativo, appare come il processo di decomposizione degli stessi valori costituzionali.
In un simile scenario, la scuola finisce per perdere il ruolo di presidio democratico e repubblicano sullo sviluppo dei valori condivisi, che vengono, invece, consegnati all’autonoma sfera economica dell’industria culturale.
Non resta che scegliere tra il rassegnarsi alla decadenza o accogliere l’appello lanciato ai docenti dallo stesso Niffoi, a divenire “nuovi partigiani, che non si arrendano alla mediocrità dilagante”.

_________________________________________________
Intervento di saluto del sindaco di Nuoro, Alessandro Bianchi
Il paese riparte con le energie migliori e gli insegnanti sono senz’altro parte di queste energie


Ringrazio i presenti, la Associazione Docenti Articolo 33, la Gilda e tutti coloro che hanno collaborato alla iniziativa di oggi che ci permette di confrontarci su un tema serio e importante per il futuro del nostro Paese. Un saluto particolare a Salvatore Niffoi, scrittore e docente di cui la nostra comunità va orgogliosa, che viene premiato oggi con la Civetta d’Oro, simbolo della Associazione Docenti.
Fare l’insegnante oggi, farlo in modo responsabile, con competenza e dedizione è una vera e propria missione, quasi un atto eroico se mi passate l’espressione.
In questi anni la scuola in generale e la figura dell’insegnante in particolare, sono state vittima di una generale dequalificazione, una continua e progressiva mortificazione che ha profondamente cambiato quello che era il ruolo autorevole del maestro, dell’educatore, del professore. Non so bene quale sia il punto di origine di questo processo. Ne vedo però chiaramente le responsabilità e i passi che hanno portato a questa situazione. Mi riferisco ai diversi Governi che si sono avvicendanti negli anni e lo dico senza farne una questione di colore politico.
Le riforme dell’istruzione, gli interventi in materia di organizzazione scolastica, hanno costantemente mortificato l’insegnante. E il lato economico è solo uno degli aspetti che hanno trasformato una delle figure più importanti di una società, in una categoria sotto continuo assedio. Non si trascuri peraltro un altro dato: l’Italia è l’unico paese dell’area OCSE che dal ’95 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria. All’opposto, nello stesso periodo, i paesi OCSE l’hanno aumentata in media del 62%. (fonte OCSE).
Nonostante ciò la sopravvivenza del sistema scolastico in questi anni, è dovuta proprio alla abnegazione, alla passione, al sacrificio e al lavoro degli insegnanti italiani che spesso devono fare i conti anche con l’incrinatura della storica alleanza formativa con le famiglie. Un patto sano e proficuo per l’educazione dei giovani oggi non più lineare come in passato. Penso che questi due elementi che stringono a tenaglia gli insegnanti – da un lato una classe politica che ha svalutato la scuola e dall’altra una società che non riconosce il ruolo formativo dell’istruzione – siano il frutto di una visione miope della scuola, percepita come una spesa o un distributore di diplomi. La scuola e l’istruzione sono invece il più importante e proficuo investimento che una società può fare per progredire.
Per fare questo è fondamentale ripartire dagli insegnanti. E’ il paese che deve ripartire dagli insegnanti, riqualificare il loro lavoro, dare loro nuove motivazioni e nuove soddisfazioni, far capire l’importanza della “missione” dell’insegnamento, restituire alla scuola e agli operatori quella dignità e il ruolo nella società che a loro compete in ogni paese civile. Il paese riparte con le energie migliori e gli insegnanti sono senz’altro parte di queste energie.

ALLEGATI

09 Settembre 2014 (3.3 MiB, 940 downloads)