Siamo un gruppo di insegnanti che lavora da anni nelle scuole
d'infanzia statali di Modena.
Abbiamo, nei molti anni di servizio, operato con entusiasmo e
voglia di fare anche per mantenere elevata la qualità delle nostre
scuole. Precisiamo che in Emilia Romagna l'esperienza delle
scuole dell'infanzia ha radici profonde, nasce da intuizioni di
grandi pedagogisti, è frutto di ricerche e contatti tra insegnanti e
ricercatori, si innesta profondamente nel territorio, si apre alla
partecipazione attiva delle famiglie.
Precisiamo anche che abbiamo sempre creduto molto nel nostro
lavoro e siamo tuttora impegnate perché la grande tradizione che
caratterizza le nostre scuole continui ad essere viva e non regredisca.
Dobbiamo denunciare, tuttavia, che negli ultimi anni la qualità
che ha sempre connotato le nostre realtà sta paurosamente crollando.
E ci pare che la causa principale non sia tanto la crisi economica,
quanto la palese volontà di questo governo di distruggere la scuola
pubblica. E chi vi lavora.

Dopo il blocco del contratto e dello stipendio con la nuova manovra
dovremo lavorare un altro anno oltre i 40 di servizio. Vorremmo far
presente, a questo proposito, che il lavoro nella scuola dell'infanzia
è, per quanto bello e gratificante, molto faticoso e usurante. E a 60
anni diventa quasi insostenibile.
Oltre a dover aspettare non si sa bene quanto prima di percepire la
liquidazione e sperando di non perdere anche la tredicesima.
La considerazione sociale nei nostri confronti si è abbassata a livelli
inqualificabili. Mai come ora si è assistito a un costante delegittimare
e squalificare gli insegnanti, considerati "mantenuti" dallo Stato e
fannulloni.
Il governo sostiene che siamo una categoria da “tagliare”. Ed è
effettivamente “tagliata” dal punto di vista degli organici, degli stipendi,
dei fondi per l' attività ordinaria che sono sempre più esigui.
I tagli che sono stati fatti e si stanno facendo alla scuola dell'infanzia
statale (e agli Enti Locali che finora ci hanno sempre sostenuto per
quanto possibile) sono terribili e calpestano anche i diritti dei bambini.
Vogliamo precisare che nelle nostre scuole i bambini frequentanti
sono 26 in ogni sezione (con percentuale elevatissima di bambini stranieri)
e la compresenza di due insegnanti nell'arco della giornata si riduce
a meno di due ore. Spesso l'insegnante assente non è sostituita da un
supplente.
Sono stati tagliati progetti, i fondi per le attività didattiche sono sempre
più esigui.
Ancora. Con i tagli recenti il numero dei collaboratori si è ridotto al punto
di non poter più usufruire della loro presenza in sezione.
Si fa presente che nella sezione dei piccoli di tre anni, soprattutto nel
periodo di inserimento, la presenza di un supporto assistenziale è
assolutamente indispensabile.
Non solo. Per ovviare a questi tagli siamo spesso costrette ad effettuare
ore di servizio in più che non ci vengono in alcun modo riconosciute.
Oltre alle attività didattiche e alle normali attività di routine e di cura
dei bambini, siamo spesso costrette ad apparecchiare e sparecchiare,
pulire i tavoli dopo la colazione o la merenda, ...
Questo lo abbiamo sempre fatto per garantire ai bambini e
alle famiglie, per quanto possibile, un ambiente sereno e rassicurante.
Lo abbiamo sempre fatto anche perché vorremmo che le nostre scuole
dell'infanzia continuino ad avere un profilo alto di identità.
Dobbiamo dire, tuttavia, che i nostri sforzi (uniti a quelli dei collaboratori
superstiti) non sono più sufficienti a garantire quella cura che anche
i più recenti documenti ministeriali indicano come bisogno fondamentale
per bambini di 3-6 anni. Cura che significa attenzione al corpo del
bambino e ai suoi bisogni primari (di sicurezza, protezione,
alimentazione, riposo, pulizia…). I messaggi di cura dovrebbero
passare, poi, anche attraverso una relazione distesa e serena,
attraverso spazi, arredi, materiali e tempi “accurati e curati”.

Rispetto a tutto questo la scuola è devastata e i diritti dei bambini
calpestati.
Ancora. Le ultime notizie relative alla conversione delle
nostre Direzioni Didattiche in Istituti Comprensivi, in obbedienza a
criteri meramente economici, inducono a pensare che la qualità delle
Istituzioni Scolastiche subirà un ulteriore crollo. Tutto ciò
comporterà, infatti, riduzione ulteriore di personale (anche
dirigenziale) e gravi difficoltà per le scuole già pesantemente
provate.
Quello che proviamo è una grande sofferenza che si unisce a
senso di impotenza e di abbandono da parte delle Istituzioni.

Chiediamo, per quanto possibile, di aiutarci e di darci risposte.

Anna Maria Arena, Maria Argenziano, Cristina Azzolini, Maria Chiara Bartoli,
Angela Pia Battista, Angela Bortolai, Rosamaria Bortolotti, Barbara
Botti, Patrizia Cammarota, Raffaella Canini, Susanna Cappi, Lucia
Cardillo, Isabella Ceres, Maurizia Chiossi, Mirella Cipolli, Antonella
Colonnello, Monica Condito, Franca Conti, Angela Costanzi, Lucia
Crespi, Anna Rita Daddabbo, Lucia D'Andrea, Adriana Dattoli, Ivan De
Carlo, Anna Di Costanzo, Beatrice Di Nanno, Antonietta Di Perna,
Elisabetta Ferrari, Patrizia Ferri, Anna Maria Ferrillo, Angela
Fiorella, Loredana Fiorina, Rosalba Fusco, Graziella Gibertini, Rosalba
Masucci, Morena Goldoni, Gloria Guaitoli, Giovanna Gualtieri, Anna
Guandalini , Maria Rosaria Lione, Fausta Liotine, Adele Lupo, Maria
Angela Lugari, Maria Luisa Marchetti, Marinella Menziani, Brunetta
Molinari, Nadia Muzzarelli, Anna Rosa Ori, Maurizia Pellegrini, Angela
Piccinini, Rosaria Pierro, Manuela Ragusa, Elena Rinaldi, Carla Ronchi,
Patrizia Russo, Angela Scarpa, Vita Stano, Domenica Talia, Fulvia
Toraldo, Anna Vaccari De Gregorio, Antonella Vantaggiato, Luisa
Vignoli, Simona Villa.