#la buona SCUOLA: un fuoco d’ artificio?

di Renza Bertuzzi

12 Dicembre 2013 (2.4 MiB, 758 downloads)

Il documento del Governo (o meglio del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi) è stato lanciato nell’ universo della Comunicazione, condito da tweet a più non posso e da battute rapide e fulminanti, secondo il protocollo per cui vince chi è più veloce a spararle rapide e grosse.

Come è ormai noto, si tratta di un corposo testo di 136 pagine, stilato con l’ intenzione di creare o finalmente, sembra suggerire…) la buona scuola, pieno di buone intenzioni, di molte genericità, di diverse frasi ad effetto e di nessuna sostanza economica (nel senso che con si contemplano nuovi investimenti sulla scuola, nessun aumento della percentuale del PIL come aveva indicato il Consiglio d’ Europa).

La Gilda degli insegnanti ha letto con attenzione e senza pregiudizio questa grande promessa, cercando valutarla con serenità, di decodificare le allusioni e di scovare i punti che non tengono. Il risultato di questa operazione è stata una serie di interrogativi, di risposte e di azioni.

Come è noto, il documento viene sottoposto all’ attenzione e al giudizio di tutti, attraverso un referendum on line, quello strumento apparentemente democratico che solletica, invece, i volatili e umorali giudizi di non si sa chi. Strumento dubbio ma che va per la maggiore e dunque la Gilda ha deciso di rispondere sullo stesso piano, organizzando un proprio referendum sui punti nodali della proposta governativa.

Il Centro Studi ha stilato un documento particolareggiato di analisi e di controproposte che è stato discusso e approvato dall’ Assemblea dei delegati a Tivoli il 3 ottobre 2014. Professione docente e il Centro Studi hanno rintracciato diversi temi interessanti su cui non forniranno risposte telegrafiche tipiche dell’ informazione elettronica. La carta stampata ha un diverso ruolo, che è quello di approfondire e di analizzare, concentrandosi sui punti, senza la fretta dell’ immagine e la brevità del tweet. Il pensiero della carta stampata si ferma e analizza ma soprattutto argomenta, ricercando gli assunti a favore e contro e magari suggerendo altre soluzioni, in un dialogo costruttivo, pur se polemico. D’ altronde, la complessità del mondo impone ormai di superare l’ informazione sporadica e superficiale e richiede molto impegno e molta fatica.

Con i piccoli ma onesti mezzi a disposizione, il giornale e il Centro Studi della Gilda hanno analizzato alcuni nodi del documento:

1) L’ assunzione dei precari : a carico di chi? O meglio, come rigirare ( i docenti) con una partita di giro.

2) Il merito al posto degli scatti di anzianità: qualcuno ci guadagna o è una perdita per tutti?

3) Che cosa è veramente il mito del merito per i docenti?

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