La Buona Scuola senza soldi. La legge di stabilità taglia ancora la Scuola

La “buona scuola” viene ampiamente finanziata dal peggioramento delle condizioni stipendiali e professionali dei docenti e del personale della scuola
di Fabrizio Reberschegg

01 Gennaio 2015 (1.9 MiB, 1192 downloads)

La legge di stabilità 2015 è stata presentata dal Governo all’opinione pubblica come una legge con finalità espansive e che finalmente torna a rifinanziare la scuola. Si tratta delle solite boutade propagandistiche che nascondono il fatto che si continua a tagliare le risorse a casaccio per far quadrare il bilancio. C’è effettivamente un miliardo stanziato per la scuola, ma questo serve essenzialmente alla stabilizzazione del precariato, atto dovuto dopo la sentenza del 26 novembre con la quale la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per la reiterazione illecita dei contratti a tempo determinato nella scuola. Con un miliardo si coprirebbe a malapena l’assunzione di circa 150.000 precari da settembre (periodo settembre-dicembre 2015). Per 2016 e 2017 servirebbero altri 3 miliardi. Chi finanzia tali poste di bilancio? In primis il personale della scuola con il blocco del contratto e degli scatti di anzianità (calcoliamo il risparmio per lo Stato di almeno 3 miliardi). Poi abbiamo un altro miliardo nel triennio finanziato dai tagli degli esoneri e semiesoneri dei collaboratori dei dirigenti (240 milioni), dei comandi presso gli Uffici Regionali (96 milioni), dell’organico del personale ATA (118 milioni), delle supplenze per assistenti e tecnici amministrativi (149 milioni), delle supplenze giornaliere nella scuola dell’obbligo (315 milioni), del fondo per l’autonomia scolastica (100 milioni), dei coordinatori per la pratica sportiva (7 milioni). Più altri tagli “minori” fino ad un totale di 1 miliardo e ventisei milioni.

Facendo quattro conti a livello elementare abbiamo quindi 3 miliardi investiti nell’istruzione nei prossimi tre anni compensati da più di 4 miliardi di tagli. Risultato: la “buona scuola” viene ampiamente finanziata dal peggioramento delle condizioni stipendiali e professionali dei docenti e del personale della scuola.

A coloro che superficialmente rivendicano un positivo cambio di marcia nella struttura e formazione del bilancio e che lamentano la limitatezza delle risorse e i vincoli europei ricordiamo che le risorse si possono trovare nelle tante nicchie di spreco che caratterizzano la pubblica amministrazione e la struttura della sfera della politica, in una seria lotta all’evasione, nella revisione di una politica fiscale che continua a penalizzare il lavoro dipendente e che promette le solite regalie elettoralistiche (si veda l’effetto vicino allo zero dei mitici 80 euro di Renzi).

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