I costi standard per la scuola

Linee di tendenza di politica scolastica già tracciate: verso la parità effettiva delle scuole (ignorando la Costituzione)?
di Fabrizio Reberschegg

09 Settembre 2014 (3.3 MiB, 832 downloads)

“Istituire una scuola paritaria in Italia è un diritto e non una facoltà, né tantomeno una concessione statale, come vorrebbe qualche magistrato. Lo Stato deve assicurare a queste scuole la piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quelli delle statali”.
Non è una frase tratta da un tradizionale pensatore della destra liberista. E’ stata detta dall’ineffabile Luigi Berlinguer (PD) in un recente convegno organizzato da Tre Elle. La riforma Berlinguer infatti riconosceva nella parità scolastica uno dei suoi fondamenti, ma per arrivare alla parità effettiva mancavano alcuni snodi fondamentali che stanno per essere sciolti in una assordante assenza di discussione e dibattito pubblico all’interno del pacchetto di riforme costituzionali con il sostegno esplicito di Forza Italia, della Ministra Giannini e di gran parte della tecnocrazia legata al business della formazione e dell’istruzione. . In particolare si vuole introdurre il principio del costo standard per la scuola da cui deriverebbe la possibilità di comparare “oggettivamente” i costi e i relativi finanziamenti alla scuola “pubblica” che, dopo la riforma Berlinguer, comprende anche la scuola privata paritaria e parificata.

Cosa si intende genericamente per costo standard? Nell’economia aziendale è un costo definito in base a una costruzione ex ante dell’impegno economico che l’unità produttiva dovrà sostenere per l’esecuzione del ciclo produttivo. Tale costo, infatti, viene definito in base a predefiniti livelli di efficienza e di prezzo in relazione a determinate condizioni operative in uno specifico lasso temporale. Nella scuola viene ricondotto al concetto di Costo Medio per Studente (CMS) che è dato dai Costi Totali (Costi fissi + Costi Variabili) / numero di studenti. Secondo le forze politiche e le associazioni che sostengono la piena parità tra scuola statale e non statale il costo medio di un allievo della scuola statale sarebbe di 7.319,50 (mentre la spesa dello Stato a favore delle private sarebbe in media di € 401,75). L’introduzione del costo standard, secondo la Giannini e l’entourage aziendalista della formazione, avrebbe l’effetto di comprimere i costi fissi ed “efficientare” l’organizzazione con effetti di riduzione degli oneri statali sull’istruzione.

Ricordiamo che alla base c’è sempre l’ideologia liberista alla Friedman e alla Von Hayeck che, per garantire alle famiglie e agli individui la massima libertà di scelta nelle opzioni educative, lo Stato dovrebbe dare alle famiglie un bonus pari al costo medio standardizzato da utilizzare per la frequenza dei figli nella scuola genericamente detta “pubblica”. Le scuole, diventate aziende (vedi l’idea prevalente di autonomia scolastica..), competono così nel mercato della formazione attirando liberamente clienti e finanziamenti. Le scuole meno virtuose saranno così costrette a chiudere innalzando il rapporto medio di qualità di tutto il sistema. Da tali presupposti discende che i costi variabili del personale dovrebbero essere stabiliti nei loro standard minimi da un contratto di lavoro, ma garantendo alla scuola libertà di assunzione e licenziamento per garantire il livello di qualità atteso dalle famiglie/clienti. In pratica significa privatizzare completamente la scuola statale.

La teoria liberista ha notevoli falle: è difficilissimo stabilire un costo standard effettivo su ampi territori e con dinamiche socio economiche molto diverse (si pensi ad es. al parametro del numero di allievi per classe, al dimensionamento delle scuole, al numero delle materie, ecc.), è necessario che a priori sia stabilito con chiarezza un LEP . (livello essenziale di prestazione) per ogni segmento del sistema di formazione, meglio sarebbe calcolare il costo marginale per studente (il costo aggiuntivo per ogni studente frequentante in più) scorporando la massa dei costi fissi di lungo periodo. Critiche sono venute anche da Gavosto della Fondazione Agnelli e da parte della Confindustria, ma sembra che il governo della vaste intese di Renzi non se ne preoccupi. Se è giusto discutere di costi standard per alcuni elementi specifici (prezzo dei computer, dei materiali di pulizia, degli arredamenti,ecc.) è inaccettabile che una istituzione come la scuola statale sia declassata a semplice servizio a domanda individuale con output quantificabili monetariamente. Chiediamo per questo a tutte le colleghe e a tutti i colleghi di manifestare la loro opposizione come professionisti e cittadini ad una così pericolosa riforma.

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