Formazione obbligatoria: cui prodest?

All’art.10, per compensare la regalia dei 500 euro, si introduce la formazione in servizio obbligatoria
di Fabrizio Reberschegg

03 Maggio 2015 (1.9 MiB, 1117 downloads)

All’art.10, per compensare la regalia dei 500 euro, si introduce la formazione in servizio obbligatoria. Ciò scardinando il CCNL vigente che riconosce la formazione come diritto-dovere del docente senza prevedere elementi di obbligatorietà,se non per l’applicazione del D.lgl 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Si tratterebbe di ben 50 ore annue di formazione senza alcun riconoscimento economico accessorio per i docenti. Il modello di formazione “innovativo” sarebbe così costituito:
– 5 ore per la condivisione del percorso formativo con riunioni di un massimo di 250 docenti (si può solo immaginare la serietà di tali inutili riunioni..);
– Laboratori formativi. 4 laboratori di 3 ore (tot. 12 ore) ciascuno formati da un massimo di 30 docenti dedicati ad approfondimenti (di che?);
– 4 ore a conclusione dei laboratori di autoformazione e rielaborazione dell’esperienza (cosa significa??);
– attività peer to peer (volgarmente tra gli stessi insegnanti) 5 ore di affiancamento di ciascun docente ad un tutor della scuola per scambio di esperienze (ma se c’è il tutor dove sta il peer to peer?) e 4 ore di autoformazione e rielaborazione dell’esperienza (???);
– 20 ore di formazione on line su piattaforma informatica (su che cosa???).

Come si può intuire si tratta del solito inutile modello di formazione autoreferenziale che serve ai soliti noti. Si stanziano infatti 40 milioni dal 2016 per pagare i soliti formatori, le solite università, i soliti sproloqui di funzionari, dirigenti, psicologi, pedagogisti, psichiatri ed esperti vari. Soldi buttati al vento con l’aggravante del fatto che l’effetto di una simile formazione sarà vicino allo zero o addirittura controproducente.

Da anni la Gilda degli Insegnanti ha chiesto che la formazione sia una cosa seria, che si faccia con adeguati periodi sabbatici per consentire effettivamente l’aggiornamento disciplinare, per fare una vera formazione sul CLIL, sui BES, ecc., formazione che si concluda con una certificazione delle competenze conseguite e non si limiti ad accertare la semplice frequenza ad un corso. La proposta del DDL riproduce tristemente le logiche della prima riforma Berlinguer che obbligava i docenti ad almeno 100 ore di aggiornamento per passare di gradone. I risultati di tale esperienza sono stati oggettivamente disastrosi e siamo riusciti a far cessare tale pratica scandalosa con il successivo contratto di lavoro.

Ma sembra che anche dopo più di un decennio gli interessi delle lobbies degli enti di formazione siano ancora talmente forti da imporre il solito modello di formazione in cui i docenti sono trattati da cavie per le mitiche sperimentazioni e innovazioni con i soliti “esperti” che quasi sempre in classe non ci sono mai andati oppure fanno di tutto per non andarci. Che tristezza.

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