BES. Come previsto aumentano la confusione e il lavoro burocratico per i docenti

Come Gilda-UNAMS chiediamo ancora una revisione generale della normativa imposta che è pensata non da insegnanti, ma da “esperti della materia”.
di Fabrizio Reberschegg

02 Marzo 2015 (703.5 KiB, 990 downloads)

Quest’anno scolastico ha visto l’introduzione, a regime, della normativa sui Bisogni Educativi Speciali. Con questa novità è stata creata una nuova figura di allievo portatore di BES, non certificato, che si trovi in particolari situazioni di svantaggio socio, economico, linguistico, culturale, riconosciute dal Consiglio di classe.
La Gilda-UNAMS ha già avuto di dichiarare (anche in una pubblicazione specifica diffusa nelle assemblee) che questa innovazione non aiuta la scuola né l’ istruzioneperché riconosce come “ patologiche” situazioni esistenziali che vanno affrontate – come i docenti hanno sempre fatto – con l’ attenzione e le cura del rapporto relazionale e non con la produzione cartacea. Invece, come abbiamo vissuto sulla nostra pelle, le procedure per la definizione del PAI (Piano annuale per l’Inclusione), del PEI e dei PDP (piani didattici personalizzati) comportano un oggettivo aggravio degli oneri burocratici fatto stante che i PDP devono essere compilati prendendo in considerazione le specifiche situazioni soggettive degli allievi con la definizione degli standard minimi conseguenti per l’attribuzione di elementi di valutazione il più possibili oggettivi. Se poi consideriamo la complessità dell’organizzazione prevista per l’applicazione della normativa sui BES (GLHI, GLI gruppo di lavoro per l’inclusione, GLIP gruppi di lavoro per l’inclusione provinciale, GLIR gruppi di lavoro per l’inclusione regionale, incontri di formazione, incontri con psicologi, genitori, ASL, ecc.,) il carico di lavoro conseguente è enorme. A ciò si aggiunga che, nel caso di BES non certificati, non è prevista la figura dell’insegnante di sostegno, e quindi tutti i docenti del Consiglio di classe se ne debbono occupare.La Gilda-Unams invita i docenti coinvolti ad operare utilizzando materiali e griglie il più possibile semplificate che si possono facilmente scaricare in rete. Evitiamo di inseguire i “primi della classe” tra i docenti che pretendono di avere chissà quali competenze nel campo della disabilità e che spesso, per legittimare se stessi, propongono corsi di formazione non efficaci e materiali di valutazione del PDP stupidamente complessi. Come Gilda-UNAMS chiediamo ancora una revisione generale della normativa imposta che è pensata non da insegnanti, ma da “esperti della materia” e soprattutto la presenza di personale aggiuntivo specializzato sul sostegno che possa essere utilizzato anche in caso di BES non certificati. Gli insegnanti non possono diventare operatori socio-sanitari quando meglio aggrada all’amministrazione.

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