500 euro. Per farne cosa?

Invece di riconoscere gli oneri professionali, con oneri detraibili, si finge di riconoscere le spese professionali (solo alcune e con contenuti poco chiari) dando una sorta di paghetta che può essere modificata o revocata da qualsiasi legge di stabilità e che distrae risorse importanti che dovrebbero essere finalizzate allo stipendio
di Fabrizio Reberschegg

03 Maggio 2015 (1.9 MiB, 1173 downloads)

All’art.10 del DDL “La Buona Scuola” si dà un piccolo contentino ai docenti dopo avere costruito loro una pesante gabbia gerarchica nella scuola con a capo assoluto il dirigente scolastico. Si vorrebbe introdurre infatti una “Carta del Docente” dell’importo di € 500 annui da utilizzare “per l’acquisto di libri e testi di natura didattico-scientifica, pubblicazioni e riviste riferite alle materie di insegnamento, acquisto di hardware e software, iscrizione a corsi di studio, per attività di aggiornamento, rappresentazioni teatrali e cinematografiche, ingresso ai musei, mostre e eventi culturali in genere”. L’importo complessivo annuo ammonterebbe a 381.137.000 di euro.

Si tratta ovviamente di somme non omologabili allo stipendio che non concorrono alla pensione e al TFR. La gestione sarebbe affidata in concessione a imprese private mediante gara. Troppi hanno salutato con favore tale beneficio. La Gilda degli Insegnanti esprime invece serie perplessità. Perché?

– Non si comprende bene in che cosa consista tecnicamente questa Carta del Docente. Un voucher? Una carta ricaricabile? Con scadenza annuale- solare o anno scolastico? Con la possibilità di portare a credito somme nell’anno successivo? Cosa ci guadagna il gestore della carta?

– Pare provocatorio stanziare quasi quattrocento milioni di euro per un simile benefit quando gli stipendi sono bloccati da 6 anni, quando è ancora bloccato lo scatto di anzianità del 2013 e quando si vuole abolire il primo scatto di anzianità per i neoimmessi in ruolo. Il valore del recupero di uno scatto è pari circa al costo annuale della carta. Se si utilizzasse la stessa cifra per aumentare lo stipendio potremmo avere circa 42 euro lordi di aumento mensile, pochi ma almeno pensionabili e validi per la ricostruzione della carriera.

– Ma come si potrebbero spendere i 500 euro? Chi decide se un libro o uno spettacolo cinematografico è compatibile con le finalità della carta? Si può comprare un televisore, uno scanner, una macchina fotografica? Si potrebbero enumerare molte situazioni caratterizzate da ambiguità e da potenziale incongruenza con l’utilizzo enunciato della carta. Per evitare problemi interpretativi si dovrebbe introdurre contestualmente una sorta di regolamento etico per l’uso della carta del docente accompagnato da le solite certificazioni, autodichiarazioni, ecc. che fanno tanto felice la nostra bulimica burocrazia. Lo Stato deciderebbe così le cose buone separandole da quelle cattive o inutili…Finalmente lo Stato Etico!

– Nella sostanza i 500 euro sono demagogicamente utilizzati dal governo come i mitici 80 euro, ma con il limite del vincolo di destinazione. Di fatto non sono dati ai docenti, ma con partita di giro alle agenzie di formazione, alle università, alle imprese editoriali, al settore della distribuzione cinematografica e teatrale, alle imprese che vendono computer.

La Gilda degli Insegnanti da sempre ha invece chiesto che si procedesse al riconoscimento degli oneri professionali attraverso una chiara normativa che introduca strutturalmente oneri detraibili e deducibili nella dichiarazione dei redditi per i docenti, come accade per ogni professionista. Così invece si finge di riconoscere le spese professionali (solo alcune e con contenuti poco chiari) dando una sorta di paghetta che può essere modificata o revocata da qualsiasi legge di stabilità e che distrae risorse importanti che dovrebbero essere finalizzate allo stipendio.

E’ il nuovo paternalismo del governo che si affianca alla figura del padre-padrone dirigente.

ALLEGATI